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Seppur in ritardo....

quadro mostra

quadro mostra

I quadri che originariamente dovevo presentare alla mostra.... Vediamo se riesco a trovare le foto anche di quello che poi ho portato...

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Aggiornamento del 21/01/2012

Ecco la foto. Non rende bene l'idea perchè il quadro originale è grande (130x180 cm). Questo - caro il mio critico - è scolastico. Quello che volevo presentare - invece - è sperimentale. Stica!

Presentato 2011 Biennale

 

Il forum delle teste di cazzo

Pensavo fosse corretto pubblicarlo a fari spenti....

scritto il 10.01.2011

Cari amici, volevo mettere le mani avanti su una cosa semplice.

Io sono contrario alle centrali nucleari.

Nell'87 io avevo solo 16 anni e non ho potuto votare, ma quello che successe a Chernobyl minò ulteriormente la poca fiducia che circondava le centrali nucleari.

Eppure da qualche giorno è pubblicizzato il FORUM NUCLEARE ITALIANO un sito dove tra un articolo e l'altro di propaganda più o meno occulta si leggono illustri rappresentanti di organizzazioni ambientaliste parlare SOLO E SOLTANTO CONTRO AL NUCLEARE.

Però, chissà perchè, i titoli di collegamento fanno presagire che queste persone siano a favore... VAI  a capire te chi ha creato le grafiche di quel sito come ha ragionato??? Mah:... sti grafici...

Il forum incanala alcuni argomenti assolutamente assurdi (scelta consapevole? MA SE DEVO AMMAZZARMI VOGLIO FARLO SOLO SU DI ME, NON SUI MIEI FIGLI E SUI FIGLI DEI MIEI FIGLI...) e li motiva con frasi del tipo 'lo fanno anche in ... ' come a dire 'ci sono miliardi di mosche che mangiano merda...'

Ragazzi, ma non vi rendete conto che le energie alternative stanno letteralmente rompendo i coglioni ai cartelli, alle grandi imprese (enel in primis), a chi fornisce la materia prima per produrre energia (sia essa petrolio, uranio o chissà che altro)?

Ma vi rendete conto che NESSUNO può decidere del nostro futuro, se non noi stessi... Le imprese (e chi le guida) devono produrre degli utili, ma a quale costo?

Chicco Testa (ex ambientalista, ex contrario alle centrali nucleari, ex tutto, e adesso chissà perchè favorevole al nucleare...) nel suo 'blog' (o come lo si voglia definire) parla di scorie come un problema risolvibile...  MA NON SI RENDE CONTO CHE quello che scrive è l'esatto contrario. La Svezia ha chiesto ai suoi cittadini come risolvere 'temporaneamente' il problema delle scorie e l'unico modo è stato quello di interrarle... La Svezia (ed il mondo) si ritrovano con una cambiale ambientale da pagare tra qualche anno. IL PROBLEMA NON E' RISOLTO, a meno che non esista un modo per DISINNESCARE le SCORIE (cosa probabilmente esistente solo che - per motivi ed interessi economici - assolutamente indiscutibile), E LO DOVRANNO RISOLVERE I NOSTRI PRONIPOTI...

CHICCO, CHE BEL SENSO DI RESPONSABILITA' CHE HANNO GLI SVEDESI, EH?

Ma non lo vedete quello che succede su internet. La conoscenza si espande, chi interviene a quei forum insulta apertamente questi DELINQUENTI che hanno in mente un futuro migliore (per chi?) basato sul nucleare.... MA DOVE????

Esistono tecnologie che non vengono utilizzate (o taciute) per ovvi motivi (mi viene in mente il motore a magneti permanenti) ed impianti che possono tranquillamente venir 'ripartiti' tra più famiglie.

Inoltre esiste il fatto che attualmente in ITALIA l'energia producibile dalle nostre centrali può arrivare tranquillamente a 100.000 MegaWatt con un fabbisogno che non ha mai superato le 57.000. MA ALLORA DOVE STA IL PROBLEMA.

CHI LE VUOLE REALMENTE LE CENTRALI?

E per quale motivo? Per creare indotto?

A quel punto, scusatemi, ma forse è meglio se si mettono a costruire il ponte sullo Stretto... Costerà di più, probabilmente non verrà mai costruito, ma almeno sappiamo che i soldi verranno  gestiti bene e andranno di sicuro in mano a gente onesta (si fa per dire). Almeno rispetto alla classe politica attuale.

la coda di paglia

Questo articolo inizialmente doveva nascere (in maggio) dopo che un cliente mi aveva detto categoricamente che se non riuscivo a fornire un lavoro in tempi assurdi lui non avrebbe avuto alcun problema ad andare da un'altra parte... Ovviamente esistono particelle (ed aziende) che lavorano a velocità superiori a quelle della luce.

Ma - a distanza di qualche mese - rileggendo il misfatto ho capito una cosa importante: nulla è impossibile, poichè l'impossibilità è una condizione in cui ci poniamo di nostra volontà. Ed è solo con uno sforzo di elasticità mentale che riusciamo a superare ostacoli che fino a qualche istante prima credevamo impossibili.

La coda di paglia nasce proprio da questo stato (e non il contrario), poichè questo continuo sfidare le proprie capacità da un lato ci esalta e dall'altro ci spaventa in modo esponenziale man mano che le difficoltà salgono. E' quindi molto facile trovarsi in una situazione facilmente gestibile e - in ogni caso - sussultare per la benchè minima difficoltà.

Oggi, per esempio, a quarant'anni suonati, ho scoperto che sono capace a tirare il pallone anche col piede sinistro.

Andare oltre...

Un professore (di storia economica) una volta ebbe la saggezza di spiegarmi due cose importanti nella vita di una persona.
La prima era che per avere rispetto degli altri (e delle idee degli altri) doveva assolutamente avere delle idee proprie, ben fondate e - soprattutto - basate a loro volta sul rispetto delle idee altrui.
La seconda era che un uomo può avere tutto dalla vita, ma deve sempre ricordarsi.
Io gli chiesi cosa doveva ricordarsi.
E lui, candidamente, disse: tutto.

Questo professore richiedeva la conoscenza quasi mnemonica di 1500 pagine di storia economia con tabelle, dati, indici demografici e via dicendo e - a prima vista - la cosa poteva apparire demotivante. A cosa serviva? A chi serviva sapere se in Inghilterra la lavorazione della seta era andata di pari passo con la produzione di carbone a cavallo tra il 18° e il 19° secolo?
Eppure, dopo tanto tempo ho capito. La memoria storica ci permette di capire che l'economia non solo è ciclica ma è determinata da una brutta bestia. Ovvero gli uomini.
E gli uomini vivono delle proprie aspettative. Fino a che gli uomini avranno sogni ed aspettative esisterà una economia.

Le crisi non fanno paura. Così come i venditori di asini sono ad ogni angolo di strada. Quel che fa paura è che esistano insegnanti che raccontano storie di venditori di asini. Insegnanti che dovrebbero - invece - inculcare la scintilla del rispetto e della voglia di ambire a qualcosa di meglio (e non parlo di politica, ognuno è libero di pensare come meglio crede, sia di qua che dietro ad una cattedra). A crescere.
Dove può andare una nazione i cui insegnanti tengono di  più a fare l'elzeviro ad un quotidiano che non ad insegnare ai ragazzi come crearsi un futuro (con la cultura)? E non venite a tirarmi fuori adesso la storia della scuola pubblica senza fondi. E' una idiozia colossale. Ancora una volta la demagogia prenderà il sopravvento. Ma se voi - e parlo degli insegnanti - saprete entusiasmare i vostri alunni, saprete fargli capire l'importanza di quello che stanno facendo (e non del diploma che dovranno per forza di cose appendere ad un muro finiti i cinque anni di istituto tecnico), ovvero che stanno IMPARANDO. Allora, in quel caso, sarete gli artefici della rinascita di un paese.
Ammiro tutti gli insegnanti che hanno il coraggio di affrontare ogni mattina il proprio (duro) lavoro. Ma al contempo l'impressione che emerge è che, spero pochi professori, lo vedano come un lavoro dove è sufficiente timbrare il cartellino. Come se fossero ad una catena di montaggio. I ragazzi hanno bisogno di voi. Più di quanto voi abbiate bisogno del vostro stipendio. Il fatto che gli insegnanti vengano chiamati PROFESSORI la dice lunga sul modo in cui dovrebbero operare. Non è sufficiente la famosa cura del 'buon padre di famiglia'. Ma è richiesta la massima professionalità. Il meglio.
E dunque, lasciate a casa i livori nei confronti di una classe politica, di un investimento, di un lavoro che vi sta stretto. Sono tutte cose che voi avete scelto. E i vostri allievi non ne hanno colpa e - anzi - non li interessa.

L'inno d'Italia ruttando

Immagino che tutti noi abbiamo - con orgoglio o con malcelata vergogna - festeggiato l'infausta data del 17 marzo. Io - come molti altri - l'ho festeggiato lavorando e pensando al fatto che stiamo passando, oramai da centocinquanta anni un periodo di cogente crisi.
La crisi è un argomento che mi intriga altamente. Per due motivi: 1) la crisi dovrebbe - come per tutte le cose negative - rappresentare un intermezzo fra due momenti di espansione. Invece in Italia tutti si lamentano, tutti piangono il morto, a nord si piange perchè non c'è il lavoro di una volta, a sud si piange perchè non ci sono le sovvenzioni statali di una volta, a centro si piange perchè a nord e a sud non fanno altro che lamentarsi. La mia è imparzialità politica totale e da imparziale che sono posso solo dire che anch'io sto vivendo un periodo di crisi.

Ho scoperto, infatti, di non essere più in grado di cantare l'inno d'Italia con un singolo rutto. E questo mi ha destato parecchia ansia. Segno dei tempi? Crisi di vecchiaia incipiente? O - più semplicemente - hanno diminuito la quantità di anidride carbonica nella coca cola?

Ad ogni modo il fatto che io non riesca più a prodigarmi artisticamente in questo senso mi ha fatto emergere un senso di impotenza artistica latente (e solo artistica, eh!): sono così incapace?

La cosa mi ha aperto gli occhi e mi ha fatto capire che non solo mi ero fermato sia a livello canoro (sob!) ma anche ad altri livelli. In due anni (dal 2009) ho fatto circa una decina di quadri (vabbè facciamo pure di più ma non sono molto sicuro sulla qualità degli scopiazzamenti che faccio a tempo perso). Adesso l'ulteriore crisi è data dal fatto che non ho per nulla voglia di mettermi a fotografare.. Eppure questo sito era nato proprio per farmi da galleria. Che anche questo sia un segno di crisi?

Mi sa di si.

Ma la crisi, prima o poi, dovrà finire. E quel giorno mi armerò della mia prodigiosa alfa100 e fotografo tutto e tutti e pubblico e voglio vedere se non mi arriva anche la medaglia del presidente per le mie innate qualità canore.

La musica online

da qualche giorno a questa parte sto lavorando con un sottofondo musicale abbastanza innocuo e ai più che avventano il mio ufficio la cosa passa anche inosservata. Il lato negativo della rivoluzione di internet e del p2p (punto a punto) è proprio questa. Mi permette di trovare dei brani che ascoltavo da appena adolescente e al tempo stesso di scovare suoni, ritmi e modi di dire che oggi farebbero impallidire qualunque portatore sano di musica del nuovo millennio.
Oggi tutti parlano (o sparlano) di quanto belli, quanto schifo, quanto chissà che cosa erano gli anni 80. Io negli anni '70 ero un bambino e negli anni '80 ho trascorso la mia adolescenza. Al di là del piattume, del materialismo e dell'individualismo sfrenato. Della corsa all'edonismo. E di tutte le menate che correvano dietro a questi 'ismi', gli anni '80 hanno rappresentato per me il momento della crescita. Il momento in cui - probabilmente - si poteva credere ai sentimenti, all'amicizia. Il momento in cui era latente il fatto di essere sfigati oppure essere 'nel giro giusto'. In entrambi i casi esisteva una sorta di rispetto, di codice non codificato che permetteva una quieta e pacifica esistenza  di tutti i fronti.
Ricordo benissimo che eravamo appena usciti dagli anni di piombo e nel nostro essere 'superficiali' convivevano pacificamente i movimenti studenteschi apertamente di estrema sinistra con i supermaterialisti figli di papà con timberland, schott, charro e monclair. E mentre i primi professavano un reclamo incondizionato al fatto che mancavano le condizioni per uno studio democratico (traduzione: 'mancava la carta igienica al cesso') gli altri sfruttavano lo sciopero del week-end per andare al bar al centro a vedere Alberto Tomba che sciava.
Ognuno aveva le sue priorità e l'unica linea che univa tutti era quella della musica.
E anche se esistevano anche qui dei distinguo i new wave rispettavano i fan dei duran duran, così come i fumogeni di vasco non disdegnavano il dark movement dei cure. E per tutti gli U2 era il modo migliore di protestare con un sunday bloody sunday. E in un epoca in cui l'arrivismo era all'ordine del giorno pochi osavano girare canale della radio quando c'era il Bruce Springsteen di 'born in the USA'
Va bene, non volevo parlare degli anni '80. Ma della musica degli anni '80.
E anche se tra tante cagate che abbiamo ascoltate (e guarda caso quasi tutte italiane), tra tanta musica commercialmente ineccepibile (che dire dei vari tarzan boy, den harrow e chi più ne ha più ne metta) ma altrettanto vuota e sciocca (canzonette, infatti). Perchè non ricordare le canzoni 'ideali'. Quelle che se le ascolti ancora oggi ti viene da dire 'e si, questa era proprio bella!'.

Oggi la mia classifica ideale è questa:
the cars - hearthbeat city
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men at work - overkill
duran duran - new moon on monday
yes - owner of a lonely heart
u2 - an cat dubh
tears for fears - everybody wants to rule the world
ZZ Top - rough boy
Talk Talk - such a shame
Queen - we will rock you
spandau ballet - i'll fly for you

fate la vostra (ovviamente sono esclusi i meno che trent'enni!)

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