non capisci un tubo radiante

10 cose per capire il valore delle cose.

chi siamoE' da qualche giorno che medito su una cosa fondamentale della nostra vita. Non solo la mia. Penso infatti che viviamo nella più assoluta inconsapevolezza relativa al fatto che ognuno di noi ha una scadenza. Siamo infatti - come tutto ciò che compone questo universo - agglomerati di molecole instabili che si disgregano e che formano via via nuovi modi di concepire la vita. In pratica siamo destinati a morire. Tutti.

Ma la cosa che più fa pensare è che nessuno riesce a dare un tempo a queste trasformazioni e - di conseguenza - sembra che ogni giorno sia utile perchè tale cambiamento avvenga. Non sia mai che nell'arco di questo seppur più o meno lungo tempo non si riesce a portare a compimento la missione di questa transizione.

La nostra missione (che non si offendano i più fedeli alle più disparate fedi religiose) è uguale identico ad ogni altro agglomerato di molecole che popola l'universo. Permettere alle molecole stesse di continuare a perpetrarsi e, per tale motivo, cerchiamo nella progenie, nella cultura, nei conti correnti bancari di far si che di noi rimanga qualche ricordo. Ma tutto ciò è inutile.

La limitazione impostaci da questa decadenza fa si che il tempo a nostra disposizione possa essere statisticamente computato. E - sulla base di alcune variabili - anche valorizzato.

Esistono infatti persone il cui tempo è preziosissimo, stante la loro posizione sociale. Altre per cui il valore rasenta lo zero.

Ma è il concetto di valore che ci fa capire quanto inutile sia il concetto di valore. Non appena le nostre molecole si sfaldano il valore di qualunque cosa tende inevitabilmente ad essere nulla. Poichè il concetto che noi abbiamo di noi stessi è nulla (poichè in tale fase di trasformazione siamo portati ad una fase diversa da quella che stiamo attraversando).

Allora ecco un decalogo utile ai materialisti per capire se avete capito che il valore delle cose non è essenziale e che la vostra vita vale meno di quella degli altri:

1) non rompete troppo i coglioni sul fatto che passate poco tempo con i vostri cari. Non ne avete. Chi dice di essere un vostro caro in realtà mente e vi sta solo sfruttando per fini più o meno materiali. Come voi, d'altronde.

2) quando guardate l'orologio per più di dieci volte nel corso di cinque minuti, sappiate che avete appena sfatato il mito (mi spiace per einstein, ma non è una teoria) che il tempo è relativo. Il tempo non è relativo, il tempo è assoluto. Se avete guardato l'orologio 10 volte in cinque minuti avete notato la corretta successione di secondi e minuti nel corso di tali cinque minuti. E non sottilizzate sul fatto che quando si ha fretta il tempo va più lentamente. Quando si ha fretta tutto quello che è d'intralcio, orologio incluso, è di intralcio.

3) non risparmiate troppo e non mettete via troppa roba. Alla fine il notaio che redigerà il testamento stabilirà la sua parcella anche sulla base di quanta roba ci sarà nell'asse testamentario. Cominciate a regalare qualcosa prima di morire.

4) quando vi rendete conto che avete più soldi o cose di quante realmente ve ne occorrano, guardatevi attorno e capirete che probabilmente non avete più persone attorno.

5) non serve a nulla cercare di limitare lo sfaldamento di molecole. Le molecole fanno il cazzo che gli pare e piace. Si chiama entropia.

6) L'universo se ne fotte se voi siete importantissimi. A confronto con l'universo tutte le vostre cose e i vostri soldi sono solo un insieme di molecole inutili che potrebbero essere più utili in qualche altra parte.

7) Voi vorreste far credere agli altri di essere unici nell'universo. Ma sapete benissimo che la probabilità che una combinazione simile delle vostre molecole - nell'universo - non è poi così bassa.

8) Quando accendete la macchina / la moto / qualsiasi cosa che debba accendersi, pensate che un mucchio di molecole si mettono in moto per fare un piacere a voi. Quindi quando pensate, cercate di fare girare meglio le molecole che avete in testa. Anzichè rompere i coglioni a chi le molecole cerca di tenerle più ferme possibili.

9) Se vi fa star meglio attorniarvi di persone che vi adulano, che vi adorano, che vi ritengono un dio in terra, fatevi una cultura e meditate bene su che fine hanno fatto tutti gli dei terrestri. Non è mai stata una bella fine.

10) Se pensate che il rispetto delle persone sia una delle vostre priorità, sappiate che esiste anche il rispetto di moltissime altre cose. Ad esempio il rispetto delle molecole che compongono i testicoli delle persone. Grazie.

(Bozza da rivedere, per il momento va bene così... Altrimenti pare che non scriva più nulla e a giudicare dalle parolacce e dalla grammatica direi pure che è vero... )

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un nuovo torneo...

beneficenza

stamane

mouse

la reunion dei joy division

Elio, puoi pure andare. Grazie.

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embe'

degheio

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bla bla

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nla bla

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ultimissime

CONSIGLIO COMUNALE IN DATA 30 SETTEMBRE 2013 ALLE ORE 20.30.

risparmiarsi mezz'ora di fotosciop

l'attesa

el bestion

giornate dure....

la grande cretina

Tutto il resto è pittura

Oggi ho capito che non basta dire quello che si pensa. Bisogna anche mostrarlo... Allora vai di pittura...

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esperimenti elettrici


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oggi si va di pizza

La migliore e' qui a Casteo. A proposito. Verace!

Festival Merd

ciao

10 cose che un veneto deve sapere prima di trasferirsi fuori dal Veneto

Siccome io non ho la coda di paglia e - soprattutto - non me ne frega un cazzo della eterna battaglia fra nord e sud Italia. Anche perchè, sinceramente, io sono un convinto sostenitore della non esistenza di una qualsiasi fattispecie di nazione fintanto che ci saranno queste dicotomie idiote ed imbecilli. Ebbene ho pensato di pubblicare un decalogo per i miei conterranei che decidessero di andare a vivere fuori dal Veneto.

1) abituatevi al fatto che anche se parlate un italiano perfetto e avete fatto otto anni di corsi di pronuncia e dizione in italiano al benchè minimo accenno di parola in dialetto veneto vi diranno (in qualunque regione d'italia e del mondo) che siete tedeschi (nel caso del sud del mondo) o che siete spagnoli (nel sud del mondo). In entrambi i casi il vostro italiano buttatelo nel cesso ed esercitatevi imparando lingue più utili quali il cinese o il moldavo (non è russo, attenzione!). Piccolo inciso: se decidete di andare a vivere in Puglia non so per quale strana ragione ma i pugliesi capiscono benissimo il dialetto trevigiano. Credo ci sia un nesso archeostorico da approfondire. Ma non stiamo a sottilizzare. Per i napoletani o i casertani qualsiasi lingua che non sia la loro non è italiano e quindi non accaloratevi se anche facendo la sillabazione non capiscono quello che state dicendo. Semplicemente non state parlando la loro lingua. Imparate il napoletano e/o il casertano. Si fa prima (e si diventa amici di persone meravigliose, ndr).

2) quando è inverno - come in qualsiasi parte dell'emisfero boreale - ricordatevi che di solito è freddo ed è assolutamente indispensabile che vi copriate e vi vestiate. Non succeda che magari a 3 o 4 gradi vi venga voglia di mettervi in costume da bagno. Questo vale - credo - dappertutto. Se poi c'è ghiaccio o respirando vi viene fuori il vapore dal naso, sappiate che è molto freddo e che una sciarpa può solo farvi bene. In qualsiasi parte del mondo.

3) quando andate in un ristorante, che siate da soli o con una bella donna, che siate una donna  o che siate un uomo, ricordate sempre l'ottima regola che finito di mangiare (bene) e bere (altrettanto) il conto va pagato. Se avete invitato una donna o un uomo e ci tenete particolarmente a questa donna (o a questo uomo) potete anche permettervi di sedervi allo stesso tavolo e - magari - durante il pranzo (o cena) potete pure parlare. Anche di cose futili. Se la donna (o l'uomo) che invitate è meridionale fatemi un piacere, pagategli il conto. Si offende davvero parecchio e poi mi si mette a pubblicare sul suo  blog che le persone del non-sud-italia (ovvero tutte le zone e paesi che non sono il sud italia, e quindi anche il veneto) sono taccagni. Cosa assolutamente vera specie se si viene invitati da persone che leggono blog o vivono di media alternativi o partecipano ad eventi social (insomma tutte quelle persone che nel mondo reale sono degli emeriti 'morti di fame'). 

4) Se vi viene qualche voglia della vostra regione non mettetevi a cercare un mac donald in mongolia. C'è sicuramente, ma è più facile trovare della sana polenta e delle ottime salsicce. Di dromedario. Se qualcuno vi invita al suo compleanno, andateci. Informatevi se è in un ristorante o a casa e - soprattutto - se dovete portare da bere. Se la risposta è affermativa siete invitati da dei vostri conterranei (veneti). Se vi dicono che il compleanno è in un ristorante, informatevi sul costo della partecipazione e declinate (anche sgarbatamente). Se vi invita un meridionale, state a digiuno per tre giorni, tanto ha la frusta elettrica e ci sono sacchi di patatine comprate da suo padre e si mangia a sbafo come dei maiali. Dio salvi il meridione d'italia che sfama il resto del mondo.

5) Il mare così come lo concepiamo in veneto è uno stressante prolungamento della nostra attività, quindi uno strumento di lavoro. O meglio: ci permette di capire quando non stiamo lavorando. Non ditelo ai meridionali. Per loro il mare è una parte del loro cuore e del loro modus vivendi. Che il mare adriatico sia una buca d'acqua sporca (specie nel veneto) è cosa risaputa. Ma non ditelo neppure ai tedeschi. D'altronde un bavarese nemmeno morto lo portate a fare le ferie al mare del nord. PS: non dite ad un meridionale che la maggior parte delle persone che vanno in ferie al mare nel veneto va per riposarsi. Non ci crederanno. Anche perchè il concetto veneto di riposo cozza mostruosamente con il modus vivendi di un meridionale.

6) Non chiedetevi perchè nel resto del mondo esistano regole più o meno assurde. Rispettatele e non rompete tanto le palle se prima, quando eravate a casa vostra, potevate fare più o meno quello che vi pareva. Se poi avete deciso di andare nel meridione non chiedetevi perchè su dieci negozi, cinque non hanno neppure il registratore di cassa o è un triste orpello impolverato che serve a reggere scatole e scatoline di ammenicoli vari da vendere. Ovviamente la legge che istituiiva l'IVA nel 1972 non è ancora stata recepita. E - si sa - che l'ignoranza delle leggi implica l'assoluta inapplicabilità della stessa, specialmente dove le leggi e le regole esistono solo per essere eluse o assolutamente violate.

7) Le regioni italiane si trovano a latitudini e longitudini più o meno diverse. Fatevene una ragione e non state tanto a ciarlare se una è più a sud o più a nord della vostra. I concetti geografici - se mai aveste avuto il tempo di studiare - sono relativi e basati sempre ed unicamente su teorie.

8) Siete appassionati di cucina e vi piace far da mangiare? Dolci specialmente? Bene - se avete un lavoro e poco tempo, non fatela tanto lunga - andate nella più vicina pasticceria e comprate un dolce. Quello che più vi piace.
Avete tempo? Avete gli strumenti per farne uno? Arrangiatevi. PS: se il vostro/la vostra vicino/a di casa è meridionale e ha la vostra stessa passione non incazzatevi se ogni terzo giorno viene a rompervi i coglioni per farsi prestare anche il cucchiaio di legno per mescolare la crema. Potrebbe essere che magari ha una simpatia nei vostri confronti. L'amore - spesse volte - nasce tra i fornelli. Se poi tra i vostri amici annoverate dei meridionali che sanno che siete dei miserabili ciabattoni che preferiscono stare rintanati a casa di sera, preparatevi a delle incursioni anche verso le 22/23. L'ora giusta per andare a casa di amici per un caffè. PS: compratevi una macchina per fare il caffè espresso tipo bar così li potete liquidare velocemente. ri-PS: non fategli capire che sono maleducati. Per loro è normale andare in giro per le case degli altri a rompere il cazzo a qualsiasi ora del giorno e della notte.

9) Se mai vi avanzasse del tempo e volete andare a comprare della merce in mercati rionali o quant'altro fate ben attenzione alla zona in cui andate ad imbattervi. Esiste una sorta di linea gotica dove, varcata la stessa, il concetto di prezzo è letteralmente azzerato. Venditori che, pur di affibbiarvi le ultime rimanenze di magazzini falliti anteguerra, sono disposti a squartare i prezzi esposti. Gente che si stramazza e che fa finta di non voler nulla pur di comprare qualcosa. Se - nell'evenienza - andate a far compere con un/una vostro/a amico/a è meridionale preparatevi a delle colossali figure di merda. Specie se il mercato rionale suddetto è al di qua della linea gotica. Cercate di far venire alla ragione il vostro amico facendogli capire che quando i prezzi vengono esposti difficilmente si può contrattare sugli stessi. Ad ogni modo se il vostro scopo è quello di comprare qualcosa (amico o meno presente) tenete ben presente che qualsiasi sia l'oggetto del vostro acquisto di sicuro quello che troverete ha un prezzo di partenza basso. Se non c'è il cartello del prezzo e il venditore vi dice il prezzo allora potete permettervi di chiedere uno sconto. Se proponete voi un prezzo il venditore ha la facoltà di rifiutare la cessione. E' un suo diritto.

10) Volete uscire la sera. Se dovete organizzare qualcosa e avete un amico meridionale non diteglielo una settimana prima. Fategli una improvvisata la sera stessa andando a trovarlo a piedi e poi portatelo (sempre a piedi) nel posto dove avete intelligentemente prenotato almeno qualche giorno prima. Vedrete che ci starà male. Soprattutto perchè lui in quel locale, quando ci va, gli fanno aspettare almeno due ore per avere un tavolo. Però è questo il bello di uscire e decidere all'ultimo dove andare. No?

Bene e adesso che vi ho spiegato come vivere fuori dal veneto, soprattutto se avete una forte probabilità di avere a che fare con delle persone che hanno il vostro stesso passaporto, sapete come prenderli psicologicamente.
PS: qui in veneto ci sono ancora (pochi) dei bravissimi ciabattini che aggiustano anche le scarpe con il tacco 12. E sono pure economici.

Mi sembra doveroso citare l'articolo coglionato: http://laragazzacoltacco12.wordpress.com/2012/12/05/10-cose-che-un-terrone-deve-sapere-prima-di-trasferirsi-al-nord/
Grazie Monica!

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cominciamo bene

al tornio

gefj

IL VOCALIST, QUESTO SCONOSCIUTO

Dal vangelo secondo David Guetta

(testo ripreso da una nota di facebook del novembre 2011)

 

Il Vocalist è una nuova figura professionale che si è fatta strada all'interno delle Consolle dei locali notturni di tutta Italia.

Innanzitutto un chiarimento va fatto sul nome di questa figura professionale, perchè viene usato in maniera impropria, infatti il vero significato di Vocalist sarebbe: ciascun componente di un complesso vocale, in particolare, il solista di un complesso vocale

il cantante che accompagna altro cantante.

Il Vocalist non è altro che un animatore, una figura che si occupa di creare e mantenere calda(ovviamente assieme e in simbiosi al Dj e la sua musica) l'atmosfera del locale, accompagnando per tutta la serata (o per meglio dire la nottata...) la gente che balla in pista o che siede ai tavoli a bordo pista con la sua voce, salutando i vari clienti e amici per gasarli e renderli protagonisti, e incitando la clientela a lasciarsi andare al ritmo della musica.

Sembra un personaggio stupido e inutile, ma non è così: non esiste locale che non abbia almeno un vocalist nel suo staff perchè una serata senza di esso risulterebbe moscia, fiacca, priva di carattere.

Ormai il vocalist è considerato alla stregua del Dj e delle Cubiste un personaggio indispensabile alla riuscita di una bella serata.

Giusto per farvi capire quanto è quotato il lavoro del vocalist vi dico che ci sono vocalist che guadagnano piu del Dj, e se considerate che tutto ciò di cui ha bisogno per lavorare è solo la sua voce (e tanta, tanta energia vitale) il paragone col Dj che deve spendere migliaia di € per comprare i dischi diventa sbilanciato, quasi assurdo...

Ovviamente il lavoro del Vocalist non è tutto "rosa e fiori", ma ci sono anche tante responsabilità, perchè si ha in mano uno strumento molto potente a livello mediatico (il microfono) e quindi bisogna prestare molta attenzione a quello che si dice, perchè viene sentito chiaramente da tutti.

Ovviamente il vocalist professionale deve evitare di fare riferimenti politici, razzisti e che possano influenzare qualcuno in qualche modo.

Ancor piu responsabilità hanno quei vocalist che lavorano in diretta radio, in quei locali dove la serata viene trasmessa in onda su una radio locale o un network nazionale, perchè le persone che ascolteranno le sue parole saranno molte di piu...

Se siete anche voi di questo parere, ritetene il VOCALIST una figura fondamentale e insostituibile e odiate coloro che non vogliono i VOCALIST in discoteca questo è il gruppo che fa per voi..........non dovete fare altro che iscrivervi!

LADIES AND GENTLEMEN WELCOME EVERYBODY IN THE HOUSE!

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tecnicismi

Ci sono dei giorni in cui la mia bassa cultura si fa prorompente. Dovete sapere che io sono un appassionato di tante cose. Ma la cosa che più mi appassiona è il funzionamento delle cose. Il perchè le cose sono così come sono. E da lì riesco a dedurre il perchè le cose vengono classificate nel modo in cui chi le ha inventate o codificate ha fatto si che venissero pure classificate in tale modo.

Geniale e - per una mente abietta e superficiale come la mia - limitante. Morgan permettendo.

I tecnicismi, così li definirei, sono il mio pane quotidiano. Sguazzo solazzandomi nella materia che al momento più mi prende. La pittura.

Oggi nel raro momento in cui non sono chiamato a far nulla per circa un'ora pensavo al fatto che a tener in mano un pennello e a imbrattare una tela ci voglia ben poco. Ma ci voglia altrettanto poco tempo nel distruggere con una critica anche chi - il lavoro di pittore - lo fa con metodo e scienza. Per fortuna sono pochi.

Osservavo il posto in cui mi trovavo e lo trovavo intriso di un senso di generale tristezza. I colori evocavano un sepolcro. Bianco. E i toni delle pitture negli spazi ad esse riservati avevano una cornice scura, oserei oscura, mentre i colori utilizzati erano naturalmente blandi e volutamente velati. Ma pedantemente volevano dare un senso di tristezza al già triste ambiente in cui mi trovavo. E' abbastanza difficile concentrarsi in un ambiente che non si conosce, poi in un ambiente triste l'impresa si fa ancora più ardua. E quindi qualsiasi tipo di attività viene violentemente virata verso la tristezza generale che pervade gli ambienti come quello in cui mi trovavo oggi.

In un impeto architettonico ci sono anche dei tocchi di voluta ostentazione. La foglia oro abbonda ove l'oro può pagarla. Ma non trascendiamo nella cupidigia. Non sarebbe il punto di questa noterella.

Finora il senso della mia ricerca è sempre stato il colore e la luce e questo - ahime - è segno di una miopia non solo fisica, ma pure mentale. Il senso che hanno le cose reali è dato da un ulteriore ingrediente e io ho volutamente omesso tale ingrediente poichè ho sempre considerato il paesaggio e la sua descrizione una mera e prolissa inutile ostentazione. Ostentare ad avere una finestra ove fin prima vi era una parete.

Tale ingrediente è la prospettiva. Sin dai tempi in cui il primitivo comincio le sue pitture rupestri ad oggi tutti si sono cimentati del dare un senso al paesaggio. E il culmine del barocco / iperrealismo è stato quello di enfatizzare al massimo dando alla prospettiva il massimo dello studio. Ma è proprio questo un errore gigantesco. La prospettiva sta all'arte come una balena può pedalare una bicicletta. E' inutile cercare di contenere la prospettiva, le linee che compongono le forme geometriche basilari da cui trarre la reale conformazione delle cose. Quando si vuole solo e semplicemente aprire una finestra in una parete. E' sufficiente imitare la prospettiva o - compito ingrato - sintetizzarla. Meglio ancora se priva di banalizzazioni strumentali.

L'iperralismo è sicuramente la follia, l'extrema ratio a cui giungere. Ma non è il campo a cui ambire se il connubio di questo trinomio -  colore, luce e prospettiva - vuole dare un senso, una classificazione, delle cose che si vogliono rappresentare.

A presto (non è una minaccia) !

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Scrivere per il gusto di scrivere

Non fingerò di scrivere che sarò breve per il cappello di questo pezzo. Anche perchè - probabilmente - non ci sarà nessun pezzo da leggere.

Per farla breve ieri sera ho mangiato con ingordigia. Il pasticcio riscaldato di mia suocera.

Poco male. Faccio parte della tribu composta da miliardi di generi (nel senso di mariti della figlia della propria suocera) che mangiano cibi avanzati da pranzi e cene festive. Ma il problema è che io per una causa ancora oscura non riesco a digerire il pasticcio. Qualunque esso sia. Basta che ci sia un goccio di carne con il ragu e io vado giù come una bestia. Non lo digerisco. Probabilmente è un coso psicosomatico e ci sono schiere di psichiatri disposti a curarmi. Ma io non lo digerisco.

Verso le 23 mi incammino per andare a letto, ma ho ancora il diretto che dallo stomaco dovrebbe incamminarsi verso l'intestino. Ma niente. C'è la lucetta rossa che continua a lampeggiare e il ritardo si fa sempre più ostinato. Mi affaccio allo studiolo e vedo la 140x140 cm bella intelaiata che con devozione mi ha confezionato il falegname che ha rischiato l'estirpazione scrotale da parte mia. E attendo qualche minuto per imbrattarlo di colori primari (anche lì ho le mie belle pare... Da quando in qua i fondi si fanno con i colori primari?) Vabbè.

Nulla. Il pasticcio non ne vuole sapere di trasformarsi in nutrienti basici, grassi più o meno insaturi da venir assimilati, proteine e residui più o meno densi da espellere alla fine dei quasi 9 metri del mio beneamato intestino. Niente.

In quel momento mi viene in mente che - forse - è la giusta occasione per mettermi a ragionare sul da farsi. E in effetti c'è un bel po' da farsi. C'è da sistemare la parte amministrativa di un paio di aziende. C'è la messa a punto di un paio di siti. C'è una app che ho promesso ad un caro amico cinese e che non ho mai tempo di revisionare (nel frattempo il progetto è passato da alfa a beta...).  Niente. Tutta questa adrenalina mentale non fa altro che staticizzare ulteriormente il bolo mefitico che non vuole sapere di togliersi dalla sede in cui si trova.

Alla fine penso al fatto che - a base finita - quello che sto cercando di dipingere non è un paesaggio ma l'ennesimo figurativo. Stilizzato. Striminzito. Ma pur sempre l'ennesimo, schifosissimo e merdoso quadro figurativo. Mi autoschifo da solo.

E penso al fatto che - forse - è giunto il momento di riprendere a scrivere. Ecco. In quel momento ho capito che la digestione stava riprendendo.

Poi - a letto - mi è venuto in mente che, forse, dovevo limitare l'uso del rosso primario. E la digestione si è nuovamente bloccata. Ma oramai avevo preso sonno (a proposito questa estate non andate in Grecia, il mare sarà sporchissimo e ci sarà una inondazione nel golfo del Peloponneso. Meglio andare a Cuba.

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passeggiando per campi

potaci

come vasco

lo ammetto, ci siamo fatti prendere la mano. Ma ne valeva la pena.

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Una giornata di fede relativa

Le persone che mi conoscono bene sanno che non faccio propriamente parte di quelli che - ai tempi di Dante - venivano definiti guelfi. Anzi direi proprio che il mio modo di vedere le cose è quasi - ai limiti - savonarolesco (semmai si possa utilizzare tale definizione).

Ad ogni modo - tanto per cambiare - il cappello continua imperterrito.

Stamattina - tanto per cambiare - avevo qualche arretrato e - tanto per non disdegnare le mie sane cattive abitudini - mi reco al bar di fiducia dove finalmente (data anche l'ora tutt'altro che invitante) posso gustare un buon caffè osservando le opere di un conoscente. Belle. Una persona presente al bar mi fa notare che tali opere sono del conoscente. Faccio finta di niente. Anzi di gnente. Sto zitto perchè alle sei e quindici difficilmente pronuncio più di sei o sette sillabe assieme. Non so per quale motivo la persona di cui sopra comincia a descrivermi l'architettura della sua taverna e - sempre con veemenza - mi fa notare che in un periodo non molto passato ha dovuto vivere in tale ambiente per un incidente occorsole, ahime, in cui la pur sempre vigile arma (nei secoli fedele) ebbe un attimo di smarrimento nei confronti dell'obbligo di dare la precedenza al velocipede da lei condotto.

Risultato, nonostante 'gli esami che neppure una ragazza di ventisessantasei anni potrebbe avere' le gambe non si possono sostituire. E quindi, nonostante adesso nessuno si sogni di dare a tale persona l'età che ha, lei gli acciacchi li sente. Eccome.

Però - c'è da dire - che nonostante tali acciacchi, nonostante l'accidente, nonostante il fatto che io e lei siamo a conoscenza che il nostro comune conoscente è un artista più o meno criticabile (nel mio caso non è per nulla criticabile, anzi ammiro la precisione e la cura con cui la precisione ingegneristica si accumula con sobrietà all'acume artistico). Insomma nonostante tutte le più o meno omesse disgrazie, questa persona è sempre felice. Ed è felice perchè - nonostante tutto - lei scherza sempre. E 'a ridere 5 minuti la vita si allunga di un anno'.

Bene.

Tutte queste informazioni mi sono state date nel corso di 6 brevi minuti. Ma non è tutto.

Se c'è una cosa in cui io non credo fermamente, questa è di sicuro la fortuna. Nessuno più di me sa che la fortuna è un concetto che non ha nulla a che fare con la scientificità delle cose che ci circondano. Nessuno aborrisce come me lotterie, scommesse, gratta e vinci e ammenicoli vari. Proprio perchè credo e penso che la statistica sia una scienza esatta e che l'unico a guadagnare con la fortuna è sempre e solo il banco. Purtroppo.

Vabbè. La faccio breve. Questa signora mi racconta che sua madre gli è apparsa in sogno e l'ha ringraziata perchè ha avuto pazienza e l'ha curata durante la sua malattia per sei lunghi anni. E - per tale motivo - la ricompensa sarà che questa signora sarà sempre fortunata. E le da' un po di numeri. Con cui vince (poco).

Un giorno esce dal tabacchi dove ha appena vinto venti euro col gratta e vinci, trova una ragazza la tocca (sul braccio) e questa entra dal tabacchi gioca un gratta e vinci e vince pure lei venti euro (ometto il fatto che stupidamente non ho chiesto quanti soldi avesse giocato, però è un dettaglio da poco). E per darmi dimostrazione della sua fortuna mi tocca il braccio e mi dice che oggi sarei stato fortunato (oramai è già domenica).

Dopo qualche ora mi reco con mio figlio in una edicola per un acquisto di figurine (cosa che determina un bassissimo azzardo). Vedo attaccate ad una vetrina delle famigerate schede del gratta e vinci e rimembro tutti gli otto minuti di discorsi della donna. Faccio a Enrico 'scegli una scheda'. La prende. A casa la gratta. Abbiamo vinto tre euro.

Euforico mi chiede se puo' comprarsi l'equivalente in figurine. Rispondo affermativamente. Tra qualche giorno andremo ad incassare la nostra vincita.

La donna aveva ragione. Porta fortuna.

Che bello.

Dimenticavo un piccolo dettaglio. Ho speso tre euro per vincerne tre.

Le lotterie sono le banche degli idioti. Ha ragione Jannella.

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Lei si informi

lavoriQuando nel lontano millenovecentoeacchiappalo presi il diploma di terza elementare ebbi la grandissima fortuna di conoscere un bravo relatore e - soprattutto - una ottima dose di correlatori e presidenti di commissione che erano più o meno interessati a quanto io stavo loro sottoponendo.
Non sto lì a menare tanto il can per l'aia ma il fatto bello e buono è che - teoricamente - di fronte a me avevo il gotha di quelli che ne sapevano di certo più di me su quello di cui stavo disquisendo e mano a mano che io dipanavo le mie ipotesi, andavo a metterle in relazione alle teorie già espresse e soggiungevo ad una tesi finale che confermasse quanto da me ipotizzato, osservavo volti stanchi e gente più interessata al fatto che io nel millenovecentoeacchiappalo potevo permettermi di stampare una fottutissima tesi a colori anzichè limitarmi - come si poteva a quel tempo - sbattermi a scriverla con un onestissimo word e stamparla alla copisteria sotto casa. Pazienza.
Finita la mia disquisizione il mio relatore ebbe la brillante idea di chiedermi come mai il lavoro avesse lasciato in sospeso qualcosa e io feci lo gnorri, ben sapendo che il lavoro più succulento era stato volutamente omesso, stante l'azzardo previsorio in esso contenuto. Ma si sa, non potevo informare troppo. Anche perchè avevo a che fare con gente che era ben oltre alle mie aspettative di informazione. Erano docenti molto ma molto ben informati.

Ebbene ci son cascato, ho menato il cane per l'aia. Pazienza.

Io sono - come tutti i benigni che bazzicano per l'italia - un convinto sostenitore della costituzione su cui si fonda la nostra legislazione democratica. E - soprattutto - sono un convinto sostenitore dell'articolo 42. Si, proprio quello che parla della proprietà privata. Io credo che - dato il nostro sistema democratico - il fatto che esista una proprietà privata sia la cosa più bella e fantastica che mai si potesse immaginare in un paese come il nostro dove fino a qualche anno prima tutto era messo in discussione e dalla mattina alla sera ti potevi ritrovare manganellato e ricinizzato solo perchè non la pensavi come la pensava chi comandava. Stendiamo un velo pietoso.

La proprietà privata è sacrosanta e - come tale - va difesa coi denti. Con le armi (legali) e, soprattutto, con il rispetto nei confronti di chi detiene tale proprietà. Chiunque creda che la proprietà di una persona sia 'collettivizzabile' ed 'usufruibile' sta compiendo un illecito costituzionale, poichè va contro i dettami dell'art. 42.  Sempre.

Mi sono informato.

Per nostra fortuna in Italia esiste una lunghissima tradizione che vuole che se il tuo vicino ha un problema strutturale e tale problema è risolvibile tramite delle operazioni di manutenzione da svolgere nella tua proprietà, tale vicino (o chi per esso) ti interpella e chiede il tuo permesso ad entrare nella tua proprietà per svolgere tali attività. Magari osservando il fatto che - essendo un'operazione da svolgere nella tua proprietà - potrà gravare sulla stessa e dovrà successivamente garantire il ripristino di un eventuale modifica intervenuta compiendo le sue operazioni di manutenzione. A suo carico. Mi sono informato, ovviamente.

E' anche vero che se nella mia proprietà ho programmato da tempo dei lavori ed il mio vicino necessita di fare dei lavori di manutenzione e mi avverte che tali lavori verranno fatti a data ravvicinata accavallandosi a quanto da me programmato crea - non avendomi avvertito per tempo - dei disagi notevoli e delle inutili perdite di tempo per chi tali lavori programmati sulla propria proprietà devono farli. Con una enorme ricaduta a livello di costi per il proprietario. Mi sono informato.

I lavori di manutenzione eseguiti nella proprietà altrui non vanno fatti quando si vuole e, nel caso occorra una programmazione, il primo ad essere avvisato deve essere il proprietario. Mi sono informato. Ed è il proprietario che può dare o meno il suo benestare acciò che tali lavori vengano eseguiti. Mi sono informato.

Qualora tali lavori avvengano mentre il proprietario ha dato incarico ad altre persone di eseguire dei lavori nella propria proprietà ed i lavori di manutenzione per i terzi intralcino i lavori di pertinenza del proprietario. Gli oneri derivanti da tale intralcio non devono gravare sul proprietario. Mi sono informato. Anche perchè il proprietario è libero di decidere - se ritiene che i lavori di manutenzione vengono eseguiti con incuranza, negligenza o - peggio - scarsa professionalità - di bloccare tali lavori e chiedere il ripristino alla situazione originaria senza alcun aggravio per se stesso. Mi sono informato.

Io sarò anche ignorante e avrò pure la coda di paglia, però quando uno mi fa girare i coglioni divento una bestia. Non ci posso fare niente. Scusatemi.

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La rubrica del giovedì: le superbarze di mister E.

un tale entra in un bar: 'un panino con cacca e cipolla'
il barista un po' sconvolto glielo prepara
il cliente lo mangia, paga ed esce.
Il giorno dopo: 'un panino con cacca e cipolla'
il barista sempre più sconvolto lo prepara.
Il terzo giorno: 'un panino con la cacca'
e il barista - incuriosito: 'niente cipolla oggi?'
e l'altro: 'no, mi puzza un po' l'alito'.

(tratta da focus junior)

ti è piaciuta? 
ti ha schifato?
ti ha fatto fare una brutta figura?
ti ha fatto vomitare?

leggi tutte le nostre barzellette, io e mr. E. saremo molto contenti. Ciao dal vostro mr. E.

Ciao ciao!

autarchia portami via

Le chicche PICCANTI della settimana by E.

dopo un po' di concentrazione, ecco a voi la chicca PICCANTE della settimana.

Barzelletta.

Una salsiccia e un coltello si parlano e dicono: 'cosa provi per me?'
e il coltello: 'affetto'.

aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

(l'ha sentita su focus iunior)

I proverbi di Enrico

'se salta la rana, la pioggia è lontana'
rana

Target di mercato

testata giornalisticaio sono quello che gli studiosi di marketing chiamano target. In italiano target si legge targhet. Praticamente sono una targhetta. La targhetta che indica dove si trovano i cessi dove hanno buttato il loro cervello gli studiosi di marketing.

Premesso che io l'inglese lo so, male, ma lo so. E so pure che target non vuol dire targhetta. Volevo iniziare il pistolotto di questo periodo parlando di una cosa che mi tocca da vicino. No, non voglio parlare di politica e neppure di chiacchiericcio di quartiere. Voglio parlare del mio lavoro. Quello che svolgo nella maggior parte del tempo della mia vita. E che - ahime - mi fa capire quanto tempo sto sprecando per altre cose, magari più utili. Tipo stare con mia moglie. Ragionare con mio figlio, che sta crescendo a vista d'occhio. Dedicarmi alle mie passioni. Scrivere. Dipingere. In altre parole togliere un po' del mio tempo 'pagato' e destinarlo al mio tempo 'ricreativo'.

Il punto della questione è proprio questo. Quanto tempo dovrebbe una persona dedicare alla ricreazione.

Se dovessi andare indietro col tempo e rispolverare le antiche abitudini, direi tranquillamente oltre metà del tempo che non viene altresì dedicato a lavoro / riposo e sonno / attività di pulizia e di libagione. Ma così non può essere. Sarei un blasfemo ed inutile relitto della società. Non sarei più un 'target appetibile'.

Non so se ci avete fatto caso, ma oramai internet è impestato di pubblicità. L'open source è una vecchia battona che si vende per qualche gigabit in hosting e tutto quello che può diventare merce di scambio viene fagocitato dalle 'apposite società' che promettono redditizi guadagni basandosi sulle cliccate a loro devolute verso non meglio identificate pagine pubblicitarie.

Ieri stavo leggendo un interessante articolo sullo sviluppo sostenibile e - sbadabam - si apre una bellissima pubblicità della mini cooper. Alla faccia dello sviluppo sostenibile.

Il problema non è internet, e non sono neppure le televisioni, i giornali o le radio. Il problema sono io. Io purtroppo non mi identifico più con niente di tutto quello che vedo. Riesco a malapena ad aprire un giornale e vedere se c'è qualcosa che riguarda il mio paese. Ho una miopia non solo a livello fisico, ma pure intellettuale. Non ci posso fare nulla. Sono arretrato. E rischio di non essere un 'target appetibile'.

Oggi sto facendo i miei lavori, nevica (al 21 di febbraio è un po' tardino, ma ci sta dentro). All'improvviso tra le tante persone che vengono in ufficio entra un ragazzone (che non riesce a capire che oltre alla porta c'è pure un campanello da suonare, ma sorvolo) e mi dice: 'salve, sono della Eni, sono venuto a controllare i suoi consumi energetici'. Lo squadro (ho oramai la faccia e la stazza di quello che fa il signore scazzato) gli guardo la targhetta che porta sulla sua bella giacchina oviesse da 23 euro in saldo e gli dico: 'guarda, tu sei della ditta xxxx s.r.l. e al massimo puoi solo venire a propormi qualcosa per conto della eni, ma che io stia qui a tirarti fuori fatture e ti ascolti per la prossima mezz'ora con sta cazzata del controllarmi i consumi energetici proprio non mi va'. Mi guarda sconsolato, gli apro la porta, se ne va.

Al giorno d'oggi è fondamentale sapersi vendere e quanto più uno riesce a vendersi, tanto meno tempo riesce a dedicare al suo tempo ricreativo. Mi spiego meglio.

Non è assolutamente vero che chi fa grossi affari ha del tempo da dedicare ad altre cose. E' proprio quello il suo divertimento. Fare affari. Chi - invece - come il bellimbusto (o come me) non sa vendersi o si vende male (proponendosi come tutore del ripristino dei consumi energetici) fa delle magre figure e si rende evidentemente incapace con se stesso delle sue capacità imprenditoriali nonchè di venditore, facendo si che il tempo che 'investe' nel proporsi diventi tempo 'ricreativo'.

Morale della favola: se avete voglia di andare a vendere qualcosa fregatevene del target, ma cominciate a concentrarvi su come voi vi proponete. Altrimenti è meglio che continuate a cazzeggiare o a fare quello che più vi piace. Evidentemente non siete nati per fare i venditori.

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cientoverruche

 

Mi fano male le buele

 

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Non usare quella parola

Quando mi vedo attorno, mi rendo conto che il mondo è veramente vario (e strano). C'è gente che rispetto a me ha fatto molta più strada, ha avuto molto più successo, ha avuto molta più fortuna o - forse - ha avuto poco tempo per pensare e ha giustamente agito portando un utile vantaggio rispetto alla mia umile posizione.
Il discorso di oggi - cari 64 visitatori (siete cresciuti ultimamente, eh?) - è incentrato su una cosa fondamentale. L'essere arrivati.

Io non mi ritengo arrivato. Forse perchè non sono mai partito.

Ma esistono casi di persone anche ben più giovani di me (comincio ad essere e a fare discorsi da vecchio, quando comincio le frasi così) che possono permettersi il lusso di rompermi il cazzo. Si. Ho detto una parolaccia. E non a caso. In Italia (e anche nel mondo) vige una regola strana: se io mi invento qualche cosa ma non rendo pubblica tale mia invenzione chi viene dopo di me e fa tutto l'iter burocratico per far si che tale invenzione appaia come sua ha, di fatto, la paternità di tale invenzione.

Me lo ha fatto notare un amico qualche giorno fa. E aveva ragione.

Memore di questa cosa sono andato a spulciare un paio di articoli del codice civile, una piccola puntata su qualche 'avvocato on-line' e - si - è esattamente così. Solo chi 'registra' ha diritto di paternità. Tutti gli altri sono dei vili plagiatori. Anche se riescono - carte alla mano - a dimostrare che le origini delle proprie invenzioni sono anteriori rispetto alle registrazioni pubbliche degli aventi diritto.

E così uno sta là, perde le notti a capire come fare per accontentare qualcun altro, cerca di convertire in realtà i propri sogni, cerca di essere più felice e cosa succede? Arriva un 'avente diritto' che ti dice che puoi fare come vuoi, ma non puoi utilizzare la tua invenzione (e non puoi neppure venderla) perchè non l'hai registrata. Tu. Il mondo è di chi registra per primo le invenzioni. E di chi aiuta queste persone a far si che i loro diritti siano sempre sopra a quelli degli altri.

In questi giorni a me è capitato questo strano fatto.

Mi arriva in una casella di posta elettronica una mail strana. Da un paio di tizi che non conosco. Mi 'intimano' a pagare un non so che di danni ad una non ben identificata ditta perchè ho volutamente usato un termine e l'uso di questo termine 'potrebbe' costare svariati euri a questa azienda quale danno di immagine. Rispondo immediatamente che io non ho usato alcunche e che la mia attività è totalmente estranea al fatto che uso un termine per causare danni a terzi.

E' un po' come se io adesso dicessi 'fiat merda' e contemporaneamente il titolo della fiat crollasse del 33%. Non credo che domattina mi arrivi qui tutto l'entourage legale della fiat per incolparmi delle loro malefatte. Io ho semplicemente detto 'fiat merda'. Ma esistono - e questo io non lo sapevo - persone che sono specializzate nella 'tutela dell'utilizzo dei marchi a livello nazionale, europeo ed internazionale'. Io me li vedo questi qua. Mandano lettere a destra e a manca perchè un cinese ha scritto sulla sua insegna 'barilla' perchè voleva risparmiare sullo spazio.

In definitiva ho dovuto promettere - per iscritto - che non userò mai una parola ben precisa nei lavori che faccio. Per fortuna che la parola non era cazzo. O una bestemmia.

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il culturista

merletto corporeo

gygy


Il decalogo del perfetto politico italiano (rev.)

premessa

Di solito pubblico le cose a cui più tengo in primo luogo su posti impensabili (carte strappate, blocchi di appunti trovati per caso nel mio stanzino o nel comodino in camera da letto, cartacce nel portariviste, retri dei cataloghi di store di elettronica e così via). Dopo questi posti il secondo posto è questo sito e - per ultimi - vengono i social network (non li aborro, ma ho un po ' di ritrosia con tutti quei disclaimer che ti fanno approvare prima di poter accedere ad una sola cliccata).

Stavolta è andato tutto al contrario.

Sono due settimane che non mi va giù tutto quello che sto vedendo. Gli italiani stanno facendo finta di niente. Gli va bene che una cosa come la costituzione venga spudoratamente calpestata per far si che un fantoccio metta in atto la più subdola rapina degli ultimi 160 anni di storia d'Italia a nome di una tecnocrazia di comodo dove - di fatto - comandano sempre i soliti. E dove tutto avviene - purtroppo - con l'avallo di chi l'Italia la comanda, nonostante porta Pia, da quasi 1500 anni. E che non voglio nominare.

Ma sia quel che sia.

Ecco il decalogo dell'ignominia (già pubblicato sulla mia pagina di facebook).

 

il decalogo del perfetto politico italiano:
1) dichiarare e pontificare su qualsiasi cosa.
2) il giorno dopo utilizzare il proprio ufficio stampa (o twitter) per contraddirsi o per dare una smentita ufficiale
3) due giorni dopo far si che la stampa ufficiosa riprenda quanto detto al punto 1)
4) autorizzarsi ad essere responsabili per milioni di cittadini italiani e - per tale motivo - credersi dirigenti aziendali capi di milioni di sudditi e, per tale motivo, autorizzati a lauti stipendi e rimborsi.
5) esonerarsi della suddetta responsabilità di cui al punto 4) qualora siano eclatanti le proprie colpe su un omesso operato.
6) attribuire le colpe del proprio omesso operato ad una opposizione strisciante ed estenuante. Anche esterna alle strutture da dove si governa.
7) Qualora non esista una opposizione di cui al punto 6) crearne una. Anche fittizia. Esiste sempre un elettorato che appoggia la lotta ad una qualsiasi opposizione, anche se fittizia.
8) Allearsi anche con i nemici. L'importante è lo scranno.
9) Dire sempre che non è importante lo scranno, ma la responsabilità di milioni di cittadini italiani (e da qui ripartire al punto 4).
10) Dare sempre un tocco di tecnicità alle proprie idiozie (non usare populismi tipo 'abbassiamo le tasse', ma 'abbassiamo le tasse, aumentando le imposte'). Da un non so che di intelligente anche all'ultimo degli imbecilli.
Vero Mario?

 

Scusate, vado a vomitare.

crema facciale

tecce

incommentabile

il pulcini pio

e due

prove da tavolett

warp natalizio

Warp

iu chent tac dis

http://fxc.am/a/sNcA3FIZ (Click the link to see the photo)

nebbia

gug

Prova http://fxc.am/a/fKiTpl7X (Click the link to see the photo)

food sesso funsia

volutamente sfocata

bel tramonto

anche se sono in bassa def

ghe sea?

IL CONCETTO DI TABLET

tablet

Questa estate mi arrovellavo pensando a cosa inserire di nuovo e di appetibile per aumentare le visite a questo sito che - nonostante tutto - continua ad avere i suoi bei contattini.

Premetto che il titolo di questo articolo doveva essere: 'a che serve un blog'. Poi mi sono reso conto che viviamo immersi nella tecnologia e i neologismi, purtroppo pescano da termini che - invece - sono talmente di uso comune che nessuno si ricorda più cosa realmente sia una tablet (allego immagine a destra per ricordarvelo).

Ebbene, miei cari 25 lettori (non avermene a male, Cristiano, ma sto rivalutando solo ora quel pezzente del Manzoni), ho capito dov'era il problema. Il problema ero io. Che volevo 'aumentare', volevo 'portare a casa' qualcosa in più. Volevo di più.

Ebbene. In quei giorni mi sono domandato se fosse il caso di inserire un bel blog. E mi sono dato da fare (anche in questi giorni, a dire il vero). E sono giunto ad una conclusione molto semplice.

Il blog non ha nessun senso. Non ho nulla di quotidiano da raccontare. Non faccio ottocento foto in un giorno e - soprattutto - se ho anche una minima idea questa dura lo spazio mentale di qualche microsecondo per poi svanire nei meandri delle pulsazioni deflagrate delle mie sempre più rarefatte sinapsi. Non voletemene.

Odio le mezze misure. Odio anche definire questo sito una sorta di diario. Sarebbe una bestemmia contro i miliardi di giovani (e meno giovani) che ne hanno fatto - del blog - una professione e che hanno trasformato il loro sito in una sorta di testata giornalistica autoreferenziale.

Io no.

Continuo per la mia strada, in attesa di avere un attimo di tempo per:
- mettere dentro le  foto delle tele che - ahime' - continuo a danneggiare utilizzando colori e pennelli
- mettere dentro le foto della mia vita pubblica (se mai ne esistesse una)
- mettere dentro tutto quello che mi infastidisce e che voglio rendere pubblico (beh, anche qui forse è meglio darsi un limite Piede in bocca )

Perchè questa nota, quindi?
Semplice per constatare come - dopo aver passato circa tre ore ad ottimizzare un blog per joomla - non sia assolutamente indispensabile scrivere quante volte sono andato di corpo in un giorno. Anche perchè - probabilmente - a voi non interessa minimamente. O sbaglio?

PS: Aggiornamento delle 10.28. Dato che i post non vengono aggiornati in automatico mi tocca fare un post script come questo. Per la serie, cosa non ci tocca fare??? Ma è possibile che io debba lavorare di feed. Io lavorarei di feed con la g al posto della d.

 

tasti era

adesso ci prendo gusto

tacchemo ben!

ok. E' fatta male (e non è ruotata). Ma come inizio non c'è male...

Come farmi perdere tempo prezioso

alcuni giorni orsono ho subìto un tamponamento. Poco male, direte voi. Miei cari 38 utenti unici di oggi (devo ancora capire che cosa ci trovano questi unici che vengono guardano e se ne vanno... bah).

Ad ogni modo, per gusto di cronaca, riporto la mia versione. Sia mai di monito per le generazioni future il fatto che neppure uno come me riesce a prevedere un evento.

Come ogni giorno mi avvio alla pausa pomeridiana verso casa. Questa volta, però, vengo intrattenuto telefonicamente da uno dei miei cari clienti che - non sapendo come passare il tempo - mi scaraventano i neuroni a far connessioni anche in orari in cui questi paventano il passo e lasciano aperte le connessioni solo verso i recettori delle papille gustative e del mio enorme stomaco. Ribadisco. Poco male.

Stacco, prendo il telefono, le chiavi, faccio un check mail (manca mai che ci sia qualche ritardat...ario che invia qualcosa). Nulla. Bene è il momento di tornare a casa e sentire le novità domestiche. Esco, monto in auto. Vedo che il telecomando non chiude il cancello (38°C e un sole battente sono un ottimo deterrente per il funzionamento di qualsiasi motorino elettrico), scendo vedo che il lampeggiante non si illumina. Decido di chiudere col tastierino. Parte. Rimonto. Attendo che si chiuda. Mi metto la cintura. Controllo - non so perchè - il seggiolino di Enrico (vuoto, per fortuna) vicino a me e gli aggancio sul fianchetto parte della cintura destra (ribadisco, tutte cose che faccio senza mai pensarci). Parto veramente. Sono a dieci metri dal cancello quando sento un colpo secco e nella frazione di un microsecondo vedo tutto bianco. Bestemmio e tra me e me mi chiedo se sia realmente venuta la mia ora, ma dura solo qualche secondo. Il tempo di capire che l'auto si è fermata. Il bianco che ho visto erano solo gli airbag. C'è fumo dappertutto. Mi accorgo di avere ancora la cintura intorno e di essere senza occhiali. Cerco di recuperarli ma sono sformati e noto degli strani peli su una vite.

Scendo dall'auto con la paura che esploda tutto. Bestemmiando.

Mi accorgo che ho male sopra alla testa e nel frattempo arrivano i primi avventori (sono tutti vicini di casa e mi conoscono da quando ero un bambino). Comincio a capire che - tutto sommato - sono un po' rotto ed ammaccato ma non ho nulla di grave e sento dall'altra macchina il mio tamponatore che si lamenta. Gli impreco e gliene dico quattro. Incluse un paio di maledizioni, un pacco e mezzo di bestemmie e ovviamente un classico 'spero che ti ritirino la patente a vita' (è un must, dopo un incidente qualcuno lo deve dire. Si sa).

Prende forza e viene fuori dall'auto. Io vado a vedere le macchine. Marmellata di lamiere. Poco male. Le macchine si possono comprare. Le gambe no.

Chiamo a casa e avverto Roberta. Le dico di prendersela comoda, tanto non ho nulla. Il tamponatore mi chiede di fare la constatazione amichevole. In quel momento il massimo del mio amichevole è dirgli di distendersi e non rompere il cazzo. Capisce che non è il momento. Gli chiedo cosa sia successo e lui, candidamente, ammette che non ha frenato che ha torto al 100%. Ma perchè, chiedo io. E lui: 'e, mi stavo guardando in giro e pensavo che lo stop fosse più avanti'. Queste sono frasi che ti fanno capire che a volte l'autocontrollo lo devi avere a livello genetico.

Arriva l'ambulanza, vado via anch'io.

Per farla breve mi trattengono fino alle 6 per dirmi che ho male alla schiena e le mani con un formicolio continuo. Un lieve mal di testa (probabilmente dovuto al fatto che mi hanno impiantato due graffette sul taglio). E che se ho ancora male di beccarmi qualche antidolorifico (cosa che io - religiosamente - aborrisco). Nelle quattro ore ho conosciuto qualche avventore. E' venuto il padre del tamponatore a dirmi che 'forse, si riesce a recuperare la mia macchina' (non mi chiede neppure come sto... evidentemente emano salute anche quando sto male). Gli dico di andare da suo figlio. Ho un autocontrollo a prova di imbecille e a prova di padre di imbecille. Sono un grande.

Piccolo inciso: credo di essere stato male (tanto) circa una quindicina di anni fa. Mi ero beccato una bronchite fortissima e avevo febbre e quant'altro. Ma, nonostante una febbre costante a 38.5 chiesi di venir dimesso perchè odiavo l'infermeria e quel covo di parassiti. In questa situazione dovevo rimanere su una sedia a rotelle con un collare infernale (con cui faticavo a deglutire). Mi chiama il dottore per un accertamento 'a sorpresa'. Roberta, che nel frattempo era arrivata a farmi compagnia, fa per spingere la carrozzella. Mi alzo e vado dal dottore, si fa prima.

Il dottore mi dice che i vigili vogliono vedere il mio tasso alcolemico.

Sicuramente avrò bevuto otto taniche di glen grant, a stomaco vuoto. E penso che - tra le altre cose - avevo ragione io. Ma si sa, la ragione ce l'hanno gli asini.

Alle 18.15 vengo dimesso. E la memoria ricomincia a percorrere tutto quello che è successo in quel breve corso di tempo. Il primo pensiero che ho - lo giuro - è che uno stronzo mi ha fatto perdere tempo. Troppo.

Sputare sul piatto dove si mangia.

In questi giorni mi è capitato fra le mani - più per scherzo che per mio impulso - un bel saggio.

Sono già partito male, perchè di solito, quando voglio parlar male di qualcosa mi riferisco sempre agli oggetti e non a quello che contengono. Ebbene, questa volta non ho la minima intenzione di criticare. Il libro mi piace e basta. Ovviamente la cosa non finisce qui. Sarebbe troppo bello. Il punto non è il libro, infatti.

Dovete infatti sapere che la mia vecchia (nel senso del tempo che passa, non dell'età) amica Monica ha scritto questo bel saggio a due mani assieme ad un suo collega e ne ha ricavato una sorta di intervista / indagine fatta ad un gruppo di giovani musicisti e l'operazione ha fatto emergere a più riprese una piccola e malcelata critica / amore spasmodico verso la terra che da qualche decennio pure io mi ostino a calpestare e che - pur sputando sul piatto dove mangio - continuo ad odiare.

Si, amici, io odio il Veneto. E odio tutti i veneti.

I veneti sono intrisi di un melenso buonismo legato alla cantilena del loro dialetto (pure mio), ma mai ipocrita. Sono costantemente alla ricerca di tempo. Se un giorno avesse 25 ore a loro ne servirebbero 26. Pensano che 'tutto una volta era meglio di adesso'. Sono irrimediabilmente e costantemente affaccendati in qualcosa, in un lavoretto, in un passatempo (che altrove sarebbe considerato secondo lavoro) che devono per forza di cose cercare la giustificazione del loro essere sempre attivi nel capro espiatorio del micheasso di turno. Anche quando il micheasso di turno il più delle volte è uno che ha le sue rogne e probabilmente non gliene frega nulla di avere un 'passatempo' ma - qui emerge il secondo elemento - il provincialismo e il volere a tutti i costi farsi gli affari degli altri impone un giudizio su tutti quelli che non si conformano.

In tutti questi anni ho visto un bel po' di persone e ne ho conosciute alcune.

E tutte hanno una sorta di terrore atavico misto ad un istrionico rispetto nei confronti del fumoso incenso che si sprigiona dalle sottovesti degli emissari di santa romana (non me ne vogliano, ce l'ho pure io). Eppure ne parliamo male (come sto facendo io ora). E tutti abbiamo anche la certezza statistica propria dei veneti di avere un parente o un amico (o entrambi) che fa il prete o la suora e con cui ci si confronta tranquillamente come se fossero più degli sciamani che degli ufficiali di sua eminenza.

Io odio.

Odio tutto questo quieto vivere.

Questo tenere sempre la testa bassa.

Questo non capire che - di fatto - questa è la nostra terra (e anche i nostri tanto odiati capannoni). Questo volere a tutti i costi non sporcarsi le mani e poi vedere che - alla fine - ci si fida. Anche di chi la fiducia nostra non la merita (e i fatti ultimamente sembrano darmi ragione - o no, cari amici padani?). Odio soprattutto l'ipocrisia di chi difende delle inesistenti ancestrali scelte urbanistiche, armoniose nei confronti della vista del Grappa o del Cansiglio o del che altro monte vi venga in mente.

Forse nessuno lo sa ma fino a duecentocinquanta anni fa da San Giorgio in Bosco a Castelfranco Veneto si estendeva una fitta boscaglia e il territorio era abitato da loschi figuri. Di sicuro quando il disboscamento ha avuto inizio chi ci viveva (nel bosco) avrà avuto da recriminare. Così come chi - a territorio disboscato - ha cominciato a vedere nascere le prime strade extraurbane... Adesso è la volta dei figli dei contadini (o i nipoti) e di tutta quella elite che 'vuole tenersi fuori' dalla politica.

Beh, sappiate che tutto è politica. Anche il tenersene fuori. Sempre.

Che schifo tutto questo cemento, vero? Io mi sveglio alla mattina e vedo la statale.

Dalla statale vedo l'ospedale di Castelfranco e in lontananza le torri delle granaglie della Veronesi. E posso garantirvi che non me ne frega proprio niente. Perchè ho in mente cosa devo fare quando arrivo in bottega. E il fatto di vedere i colli euganei o la cima del Grappa mi dà tanto da vecchio alpino rincoglionito che deve a tutti i costi - quando va a Bassano - imbeversi di grappa e andare sul ponte a cantare 'tapin tapum'. Ma per piacere!

E se il capannone vi rovina il paesaggio, sono altrettanto convinto che anche i nostri nonni tanto content i non erano quando dormivano in stalla vicino alla cacca delle mucche, perchè quello era uno dei posti più caldi. Gli antesignani delle biomasse.

Sento tanta puzza, tantissima puzza. E non mi riferisco alla cacca delle mucche dei nostri nonni.

Gente che ridicolizza il tessuto artigianale/manifatturiero ma che ci campa con questo. Esattamente quello che sto facendo io adesso: sputare sul piatto dove si mangia.

Questi critici del tutto contro tutti. Questi eroi delle guerre tra poveri.

Gente che non fa la benchè minima piega sul fatto che la benzina costa 12 euro al litro, se non il dire che 10 euro vanno in tasse ed è uno schifo perchè così si ammazzano i trasporti (che in teoria non vogliono, perchè i trasporti implicano strade e le strade rovinano il paesaggio. O no?).

Si, ma è la benzina ad essere sbagliata. Non le tasse.

E i veneti hanno questo virus. E questo virus del lamentarsi sommessamente si è esteso in tutta Italia. Tutti si lamentano sommessamente. Tutti. Nessuno che proponga qualcosa. Adesso tutti parlano di crescita sostenibile, di agricoltura didattica, di percorsi ciclabili, di aria pulita... E sono cose buone e giuste (amen). Ma ce ne fosse uno che ha una proposta.

Volete che parliamo di fattoria didattica? OK! Ma le fattorie didattiche servono ai bambini. Ma se nessuno fa figli a chi servono le fattorie didattiche? Ai figli degli extracomunitari. Maledetti extracomunitari. Che rovinano, rubano, spaccano, si ubriacano, puzzano. Stereotipi che i veneti si portano dietro ancora dai tempi in cui gli abitanti di Eraclea fuggirono verso Rivoalto per fuggire alle orde di Attila. Stranieri che arrivarono a più riprese per conquistare e distruggere.

E intanto le nostre elite si trovano alle 17.55 in piazza a bere lo spriz in piedi e a ubriacarsi perchè il futuro è incerto per colpa di qualcun altro. Il nostro futuro non esiste fintanto che non lo prendiamo in mano e ce lo gestiamo noi. Magari sbagliando.

Uno che - oltre ai paroloni - avesse il coraggio di dire come farle queste cose. Uno che abbia la decenza di stillare una lista di cose da fare per ottenere quei risultati. Uno.

Io odio i veneti che parlano in dialetto per estrapolare dei clichè. Ecco l'ho detta. Si li odio. Fanno colpo sulla massa. Perchè la massa si identifica in questi modelli. Anzi, no. Li fa ridere. Fa venir fuori il campanilismo della porta accanto. Il fatto di vedere sul palco otto ragazzi travestiti dalla loro odiata suocera, dal loro vicino imbecille che zappa dalla mattina alla sera, dal metalmeccanico idiota con il mutuo sul mercedes per andare a fare il signore in piazza (ma esiste ancora?).

Io non rido. E non mi fa ridere neppure questa storia della patente di artista. Quando una persona si chiede - facendo qualcosa di vagamente artistico 'sono stato capito?' allora non ha capito proprio nulla di quello che sta facendo.

Fare arte significa in primis fare qualcosa per se stessi. Poi gli altri che facciano un po' quello che gli pare. Se capiscono bene, vendo. Altrimenti, amen. Cambio genere. La critica che ho sempre mosso ai cantanti napoletani è che si lamentano sempre, hanno questa sguaiatezza del parlare e questo clima sempre di costantemente addolorato. Pure quando fanno l'auimmaue'... Eppure non ho mai visto un napoletano che canti senza essere convinto di quello che fa. Sono convintissimi di mandare in giro per il mondo (Ischia inclusa) il loro messaggio.

I veneti no. I veneti si travestono da metalmeccanico, cantano utilizzando le basi di altre canzoni o le riarrangiano (il che potrebbe anche essere una cosa positiva). Ma parlano di emerite puttanate. E hanno una fottuta paura di essere giudicati per quello che dicono. E fanno bene. Probabilmente mi sto accanendo troppo per il semplice fatto che ho in mente i soliti noti.

Ma essere artisti e avere successo non sempre sono cose che si accompagnano. Esistono quelli che lo fanno perchè sono convinti e quelli che lo fanno perchè lo sono. Capire la differenza, specie quando si va per sagre, è veramente dura.

I gruppi come Elio e le storie tese (e io ne so qualcosa, fidatevi) nascono come band dell'oratorio. Fenomeni di aggregazione dove si suonava alla bell'e meglio. Ma che si sono evoluti e hanno fatto del perfezionismo la loro bandiera. Ma ci sono voluti quasi trent'anni perchè la gente desse il merito dovuto ad uno come Bellisari (Elio). Eppure anche loro sono partiti così. Scimmiottando Ligabue. Prendendo per il culo Patrick Hernandez e la discomusic. Utilizzando le basi delle canzoni di chiesa. Ma non voglio tediare nessuno con le mie appendici pseudostoriche.

Ritorno sui miei passi. Ho sentito parlare di città diffusa.

Una mia insegnante mi aveva infarcito la testa di queste cose.

E - per un certo periodo - io ci avevo pure preso gusto nell'analizzare e trovare riscontri a queste teorie, ai modelli neo-kristalleriani e ai postumi neo-malthusiani che ancora oggi macinano proseliti, sebbene nessuno abbia ancora capito per quale motivo non ci siamo estinti circa centoventi anni fa (come avevano ipotizzato gli economisti dei primi dell'800).

Il problema è che la geografia, le teorie economiche e pure i modelli matematici sono approssimazioni. Buone quanto si vuole, ma pur sempre approssimazioni.

Manca sempre quel margine di errore, quell'elemento umano che fa la differenza e se questi anni di sviluppo sono stati anche anni di cemento. Di cave. Di allevamenti chiusi e di intensivizzazione delle colture. Beh. Questo è anche colpa dei tanti giovani (e non più tali) che hanno sputato nel piatto dove hanno continuato a mangiare e se ora si ritrovano a mangiare sputi la colpa non è solo dei loro nonni e dei loro padri, ma è anche loro. Perchè i loro nonni ed i loro padri pensavano che forse un giorno tutto questo sarebbe stata una comoda eredità e che nessuno si meritava di dormire vicino alla cacca di mucca.

Ed io, io ho qualche colpa? Io credo che fatta qualche eccezione, devo andare indietro di qualche generazione prima di trovare nella mia famiglia un contadino 'professionista'. Testimone di questo è il fatto che io viva in una cittadina, faccia una decina di chilometri per arrivare al mio paese di origine e lavori in una bottega che ha al suo attivo tre generazioni e da tre generazioni non si sia sporcata di terra se non di quella nei vasetti dei fiori sul terrazzo o nei sei metri quadrati del giardino di casa.

Per essere sinceri io sono per l'asfalto. Puro. Ed il verde mi piace fuori, non a casa mia.

Ora non venite a tirarmi fuori la storia che senza l'agricoltura non si può vivere. Non si può vivere senza aria. Senza acqua. Ma l'agricoltura è necessaria tanto quanto l'industria che la rende commestibile. Ed i servizi che la rendono fruibile. Tutto serve. Anche i capannoni. E anche i condomini che oscurano la vista del grappa. Perchè lì ci vivono gli extracomunitari che vanno nelle fabbriche che puzzano a confezionare i cetrioli. Oppure vanno per i campi a spargere il concime (chimico). Oppure si mettono sul furgone e vanno a distribuire gli scatoloni per i supermercati e le botteghe. Perchè i veneti queste cose non le fanno. Devono guardare il grappa e pensare a come nel medioevo la gente vivesse meglio, guardando il grappa. Quante bestemmie che mi verrebbe da tirare in questo momento.

E' inutile fare ricorsi storici sull'ideale del 'buon caro e vecchio contadino'. Io credo che il contadino sia tutto tranne che buono, caro. Forse - oggi - vecchio. Il contadino è tirchio, taccagno, cattivo, insolente, odia le bestie testarde, chiama le vacche per nome e poi le porta al macello senza tanto pensarci, maltratta la terra, non rispetta nulla, per il semplice fatto che deve arare, concimare, trebbiare, governare, ammazzare, macellare, diserbare, potare, tagliare, spezzare... Vado avanti? In una parola il contadino è un semplice mezzo con cui la società cerca di mantenere i terreni 'rapiti' alla natura. Ma non crea un emerito cazzo. Non fa nulla di buono, se non per il suo stomaco e quello dei suoi cari. Quindi se la visione etica del Veneto deve essere quella di una comunità rurale in cui vi era una comunità solidale e buona... Beh. E' meglio cambiare timbro.

Quella veneta era una comunità rurale chiusa e fortemente localizzata (ne è prova tutt'ora la fortissima componente campanilistica che serpeggia anche all'interno dei borghi dello stesso paese. Vi ricordo che San Martino - il mio paese di origine - oltre ai distinguo con le frazioni è a sua volta divisa in due fazioni -pur non belligeranti - ma assolutamente nette), figlia di vecchie vassallaggini dove i servi affrancati continuano la tradizione di non farsi invadere dalla natura e dove i 'confinati' cercavano una vita migliore (tutta la zona sopra citata da San Giorgio fino a Castelfranco era considerata terra di confino).

Basta finisco qua.

 

Nota del mattino successivo: preso dal sonno com'ero ovviamente ho sfiatato completamente il subconscio senza dare minimamente retta alla parte grammaticale e - soprattutto - a quella sorta di autocensura tipica di noi veneti. Più tardi, se ho tempo vedo di 'bruscare e rame marse' e, soprattutto, di attivare sin d'ora i vostri commenti. Sempre accettati con la puzza sotto al naso.

 

nota del giorno dopo: sono già molto più contento. Ho sistemato il casino fatto e - la sorpresona - è stata che i lettori sono schizzati a 150. Grazie ancora.

Seppur in ritardo....

quadro mostra

quadro mostra

I quadri che originariamente dovevo presentare alla mostra.... Vediamo se riesco a trovare le foto anche di quello che poi ho portato...

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Aggiornamento del 21/01/2012

Ecco la foto. Non rende bene l'idea perchè il quadro originale è grande (130x180 cm). Questo - caro il mio critico - è scolastico. Quello che volevo presentare - invece - è sperimentale. Stica!

Presentato 2011 Biennale

 

Il forum delle teste di cazzo

Pensavo fosse corretto pubblicarlo a fari spenti....

scritto il 10.01.2011

Cari amici, volevo mettere le mani avanti su una cosa semplice.

Io sono contrario alle centrali nucleari.

Nell'87 io avevo solo 16 anni e non ho potuto votare, ma quello che successe a Chernobyl minò ulteriormente la poca fiducia che circondava le centrali nucleari.

Eppure da qualche giorno è pubblicizzato il FORUM NUCLEARE ITALIANO un sito dove tra un articolo e l'altro di propaganda più o meno occulta si leggono illustri rappresentanti di organizzazioni ambientaliste parlare SOLO E SOLTANTO CONTRO AL NUCLEARE.

Però, chissà perchè, i titoli di collegamento fanno presagire che queste persone siano a favore... VAI  a capire te chi ha creato le grafiche di quel sito come ha ragionato??? Mah:... sti grafici...

Il forum incanala alcuni argomenti assolutamente assurdi (scelta consapevole? MA SE DEVO AMMAZZARMI VOGLIO FARLO SOLO SU DI ME, NON SUI MIEI FIGLI E SUI FIGLI DEI MIEI FIGLI...) e li motiva con frasi del tipo 'lo fanno anche in ... ' come a dire 'ci sono miliardi di mosche che mangiano merda...'

Ragazzi, ma non vi rendete conto che le energie alternative stanno letteralmente rompendo i coglioni ai cartelli, alle grandi imprese (enel in primis), a chi fornisce la materia prima per produrre energia (sia essa petrolio, uranio o chissà che altro)?

Ma vi rendete conto che NESSUNO può decidere del nostro futuro, se non noi stessi... Le imprese (e chi le guida) devono produrre degli utili, ma a quale costo?

Chicco Testa (ex ambientalista, ex contrario alle centrali nucleari, ex tutto, e adesso chissà perchè favorevole al nucleare...) nel suo 'blog' (o come lo si voglia definire) parla di scorie come un problema risolvibile...  MA NON SI RENDE CONTO CHE quello che scrive è l'esatto contrario. La Svezia ha chiesto ai suoi cittadini come risolvere 'temporaneamente' il problema delle scorie e l'unico modo è stato quello di interrarle... La Svezia (ed il mondo) si ritrovano con una cambiale ambientale da pagare tra qualche anno. IL PROBLEMA NON E' RISOLTO, a meno che non esista un modo per DISINNESCARE le SCORIE (cosa probabilmente esistente solo che - per motivi ed interessi economici - assolutamente indiscutibile), E LO DOVRANNO RISOLVERE I NOSTRI PRONIPOTI...

CHICCO, CHE BEL SENSO DI RESPONSABILITA' CHE HANNO GLI SVEDESI, EH?

Ma non lo vedete quello che succede su internet. La conoscenza si espande, chi interviene a quei forum insulta apertamente questi DELINQUENTI che hanno in mente un futuro migliore (per chi?) basato sul nucleare.... MA DOVE????

Esistono tecnologie che non vengono utilizzate (o taciute) per ovvi motivi (mi viene in mente il motore a magneti permanenti) ed impianti che possono tranquillamente venir 'ripartiti' tra più famiglie.

Inoltre esiste il fatto che attualmente in ITALIA l'energia producibile dalle nostre centrali può arrivare tranquillamente a 100.000 MegaWatt con un fabbisogno che non ha mai superato le 57.000. MA ALLORA DOVE STA IL PROBLEMA.

CHI LE VUOLE REALMENTE LE CENTRALI?

E per quale motivo? Per creare indotto?

A quel punto, scusatemi, ma forse è meglio se si mettono a costruire il ponte sullo Stretto... Costerà di più, probabilmente non verrà mai costruito, ma almeno sappiamo che i soldi verranno  gestiti bene e andranno di sicuro in mano a gente onesta (si fa per dire). Almeno rispetto alla classe politica attuale.

la coda di paglia

Questo articolo inizialmente doveva nascere (in maggio) dopo che un cliente mi aveva detto categoricamente che se non riuscivo a fornire un lavoro in tempi assurdi lui non avrebbe avuto alcun problema ad andare da un'altra parte... Ovviamente esistono particelle (ed aziende) che lavorano a velocità superiori a quelle della luce.

Ma - a distanza di qualche mese - rileggendo il misfatto ho capito una cosa importante: nulla è impossibile, poichè l'impossibilità è una condizione in cui ci poniamo di nostra volontà. Ed è solo con uno sforzo di elasticità mentale che riusciamo a superare ostacoli che fino a qualche istante prima credevamo impossibili.

La coda di paglia nasce proprio da questo stato (e non il contrario), poichè questo continuo sfidare le proprie capacità da un lato ci esalta e dall'altro ci spaventa in modo esponenziale man mano che le difficoltà salgono. E' quindi molto facile trovarsi in una situazione facilmente gestibile e - in ogni caso - sussultare per la benchè minima difficoltà.

Oggi, per esempio, a quarant'anni suonati, ho scoperto che sono capace di tirare il pallone anche col piede sinistro.

Andare oltre...

Un professore (di storia economica) una volta ebbe la saggezza di spiegarmi due cose importanti nella vita di una persona.
La prima era che per avere rispetto degli altri (e delle idee degli altri) doveva assolutamente avere delle idee proprie, ben fondate e - soprattutto - basate a loro volta sul rispetto delle idee altrui.
La seconda era che un uomo può avere tutto dalla vita, ma deve sempre ricordarsi.
Io gli chiesi cosa doveva ricordarsi.
E lui, candidamente, disse: tutto.

Questo professore richiedeva la conoscenza quasi mnemonica di 1500 pagine di storia economia con tabelle, dati, indici demografici e via dicendo e - a prima vista - la cosa poteva apparire demotivante. A cosa serviva? A chi serviva sapere se in Inghilterra la lavorazione della seta era andata di pari passo con la produzione di carbone a cavallo tra il 18° e il 19° secolo?
Eppure, dopo tanto tempo ho capito. La memoria storica ci permette di capire che l'economia non solo è ciclica ma è determinata da una brutta bestia. Ovvero gli uomini.
E gli uomini vivono delle proprie aspettative. Fino a che gli uomini avranno sogni ed aspettative esisterà una economia.

Le crisi non fanno paura. Così come i venditori di asini sono ad ogni angolo di strada. Quel che fa paura è che esistano insegnanti che raccontano storie di venditori di asini. Insegnanti che dovrebbero - invece - inculcare la scintilla del rispetto e della voglia di ambire a qualcosa di meglio (e non parlo di politica, ognuno è libero di pensare come meglio crede, sia di qua che dietro ad una cattedra). A crescere.
Dove può andare una nazione i cui insegnanti tengono di  più a fare l'elzeviro ad un quotidiano che non ad insegnare ai ragazzi come crearsi un futuro (con la cultura)? E non venite a tirarmi fuori adesso la storia della scuola pubblica senza fondi. E' una idiozia colossale. Ancora una volta la demagogia prenderà il sopravvento. Ma se voi - e parlo degli insegnanti - saprete entusiasmare i vostri alunni, saprete fargli capire l'importanza di quello che stanno facendo (e non del diploma che dovranno per forza di cose appendere ad un muro finiti i cinque anni di istituto tecnico), ovvero che stanno IMPARANDO. Allora, in quel caso, sarete gli artefici della rinascita di un paese.
Ammiro tutti gli insegnanti che hanno il coraggio di affrontare ogni mattina il proprio (duro) lavoro. Ma al contempo l'impressione che emerge è che, spero pochi professori, lo vedano come un lavoro dove è sufficiente timbrare il cartellino. Come se fossero ad una catena di montaggio. I ragazzi hanno bisogno di voi. Più di quanto voi abbiate bisogno del vostro stipendio. Il fatto che gli insegnanti vengano chiamati PROFESSORI la dice lunga sul modo in cui dovrebbero operare. Non è sufficiente la famosa cura del 'buon padre di famiglia'. Ma è richiesta la massima professionalità. Il meglio.
E dunque, lasciate a casa i livori nei confronti di una classe politica, di un investimento, di un lavoro che vi sta stretto. Sono tutte cose che voi avete scelto. E i vostri allievi non ne hanno colpa e - anzi - non li interessa.

L'inno d'Italia ruttando

Immagino che tutti noi abbiamo - con orgoglio o con malcelata vergogna - festeggiato l'infausta data del 17 marzo. Io - come molti altri - l'ho festeggiato lavorando e pensando al fatto che stiamo passando, oramai da centocinquanta anni un periodo di cogente crisi.
La crisi è un argomento che mi intriga altamente. Per due motivi: 1) la crisi dovrebbe - come per tutte le cose negative - rappresentare un intermezzo fra due momenti di espansione. Invece in Italia tutti si lamentano, tutti piangono il morto, a nord si piange perchè non c'è il lavoro di una volta, a sud si piange perchè non ci sono le sovvenzioni statali di una volta, a centro si piange perchè a nord e a sud non fanno altro che lamentarsi. La mia è imparzialità politica totale e da imparziale che sono posso solo dire che anch'io sto vivendo un periodo di crisi.

Ho scoperto, infatti, di non essere più in grado di cantare l'inno d'Italia con un singolo rutto. E questo mi ha destato parecchia ansia. Segno dei tempi? Crisi di vecchiaia incipiente? O - più semplicemente - hanno diminuito la quantità di anidride carbonica nella coca cola?

Ad ogni modo il fatto che io non riesca più a prodigarmi artisticamente in questo senso mi ha fatto emergere un senso di impotenza artistica latente (e solo artistica, eh!): sono così incapace?

La cosa mi ha aperto gli occhi e mi ha fatto capire che non solo mi ero fermato sia a livello canoro (sob!) ma anche ad altri livelli. In due anni (dal 2009) ho fatto circa una decina di quadri (vabbè facciamo pure di più ma non sono molto sicuro sulla qualità degli scopiazzamenti che faccio a tempo perso). Adesso l'ulteriore crisi è data dal fatto che non ho per nulla voglia di mettermi a fotografare.. Eppure questo sito era nato proprio per farmi da galleria. Che anche questo sia un segno di crisi?

Mi sa di si.

Ma la crisi, prima o poi, dovrà finire. E quel giorno mi armerò della mia prodigiosa alfa100 e fotografo tutto e tutti e pubblico e voglio vedere se non mi arriva anche la medaglia del presidente per le mie innate qualità canore.

La musica online

da qualche giorno a questa parte sto lavorando con un sottofondo musicale abbastanza innocuo e ai più che avventano il mio ufficio la cosa passa anche inosservata. Il lato negativo della rivoluzione di internet e del p2p (punto a punto) è proprio questa. Mi permette di trovare dei brani che ascoltavo da appena adolescente e al tempo stesso di scovare suoni, ritmi e modi di dire che oggi farebbero impallidire qualunque portatore sano di musica del nuovo millennio.
Oggi tutti parlano (o sparlano) di quanto belli, quanto schifo, quanto chissà che cosa erano gli anni 80. Io negli anni '70 ero un bambino e negli anni '80 ho trascorso la mia adolescenza. Al di là del piattume, del materialismo e dell'individualismo sfrenato. Della corsa all'edonismo. E di tutte le menate che correvano dietro a questi 'ismi', gli anni '80 hanno rappresentato per me il momento della crescita. Il momento in cui - probabilmente - si poteva credere ai sentimenti, all'amicizia. Il momento in cui era latente il fatto di essere sfigati oppure essere 'nel giro giusto'. In entrambi i casi esisteva una sorta di rispetto, di codice non codificato che permetteva una quieta e pacifica esistenza  di tutti i fronti.
Ricordo benissimo che eravamo appena usciti dagli anni di piombo e nel nostro essere 'superficiali' convivevano pacificamente i movimenti studenteschi apertamente di estrema sinistra con i supermaterialisti figli di papà con timberland, schott, charro e monclair. E mentre i primi professavano un reclamo incondizionato al fatto che mancavano le condizioni per uno studio democratico (traduzione: 'mancava la carta igienica al cesso') gli altri sfruttavano lo sciopero del week-end per andare al bar al centro a vedere Alberto Tomba che sciava.
Ognuno aveva le sue priorità e l'unica linea che univa tutti era quella della musica.
E anche se esistevano anche qui dei distinguo i new wave rispettavano i fan dei duran duran, così come i fumogeni di vasco non disdegnavano il dark movement dei cure. E per tutti gli U2 era il modo migliore di protestare con un sunday bloody sunday. E in un epoca in cui l'arrivismo era all'ordine del giorno pochi osavano girare canale della radio quando c'era il Bruce Springsteen di 'born in the USA'
Va bene, non volevo parlare degli anni '80. Ma della musica degli anni '80.
E anche se tra tante cagate che abbiamo ascoltate (e guarda caso quasi tutte italiane), tra tanta musica commercialmente ineccepibile (che dire dei vari tarzan boy, den harrow e chi più ne ha più ne metta) ma altrettanto vuota e sciocca (canzonette, infatti). Perchè non ricordare le canzoni 'ideali'. Quelle che se le ascolti ancora oggi ti viene da dire 'e si, questa era proprio bella!'.

Oggi la mia classifica ideale è questa:
the cars - hearthbeat city


men at work - overkill
duran duran - new moon on monday
yes - owner of a lonely heart
u2 - an cat dubh
tears for fears - everybody wants to rule the world
ZZ Top - rough boy
Talk Talk - such a shame
Queen - we will rock you
spandau ballet - i'll fly for you

fate la vostra (ovviamente sono esclusi i meno che trent'enni!)

Come non avere regole...

In questi mesi spulcio tra i siti della concorrenza (ebbene si, ho anche un lavoro) e tra i siti dei miei amici e colleghi, nonchè sul mare in tempesta che è facebook ho scoperto una cosa molto profonda: odio le regole, i comandamenti e tutti i proclami titolati 'cose da fare' o 'cose da non fare' che vengono propinate per chissà quale buona ragione dall'ultimo guru del quartiere.

Ci sono cose che non possono venir codificate. ci sono cose che quando si tenta di codificarle e ragionarci a teorie 'spannometriche' (aggettivo che usa spesso un signore leghista quasi sempre ingellato e che a tempo perso fa il presidente di regione) fuggono quasi irrimediabilmente a queste teorie sganciandosi da qualsiasi regola.

Il tentativo che molti fanno di 'ingabbiare' al proprio credo assiomatico queste tendenze implica una serie di condizioni che talvolta sono in antitesi tra loro stesse e creano i presupposti per quello che è una teoria in contraddizione. Praticamente un cane che si morde la coda. Esistono poi quelli che si riempiono la bocca di procedure bootstrapping (mi si conceda la doppia p) partendo dal presupposto che - per capirne qualcosa di modelli statistici sia sufficiente la buona ma purtroppo inadeguata wikipedia. No, è ora di dare un freno a tutta questa gente. A questo branco di 'sicuri di se' e di 'uomini di successo' che ti spiegano cosa devi fare e come. E' ora di lasciar spazio alla reale componente che finora ha mosso l'umanità. L'insicurezza.

Una serata diversa dal solito?

festinaUna volta ogni tanto io ed i miei vecchi compagni di merende abbiamo la brillante idea di riunirci e ripristinare alcune cazzate che combinavamo da giovani.

Trattasi di serate ad alto tasso di cazzeggio dove la cosa più spinta che si fa è dir porcate, tirare bestemmie e - se va proprio alla grande - bere una birra (nel mio caso un paio di caffè... la birra ha effetti devastanti sulle terminazioni del mio apparato digerente). Esistono poi le possibilità di trovare combriccola e tirar fuori il peggio di noi, con spropositi ai limiti della blasfemia e della goliardia da mercato rionale.

Ma a noi va bene così.

Stasera (per la cronaca è il 17 dicembre 2010) doveva essere una di quelle serate ma - ahime - dalle 10 di stamattina ha cominciato a nevicare e tutti hanno declinato l'invito. Poco male.

Decido - per questo motivo - di dedicare la serata ad una 'rimpatriata famigliare': arrivo a casa e in pratica sembrava di essere ad Herat. Il piccolo barricato dietro ad una scodella di latte che bersagliava di linguacce la contraerea statale perchè di fronte ad una banale bugia infantile le forze alleate hanno cominciato una sventagliata di parole 'non devi dire le bugie. Vedrai che babbo natale...' e così di lieta serata a proceder.

In questo contesto la mia presenza era un ausilio in qualità di missione di pace a supporto della fanteria d'assalto materna e dall'altro d'ausilio all'infante inerme.

E pensare che si poteva combinare un'orgia alla Eyes Wide Shut... mi vedevo già il mio amico che viaggia con cayenne con il navigatore satellitare attaccato con lo sturalavandini al vetro col mascherone che usava la spinta di reni con delle balde amazzoni senegalesi mercenarie dell'amore. Ma non si può aver tutto dalla vita. O quasi.

Finita l'improba cena un assalto alla mia capacità digestiva (dovuta a queste temperature proibitive. Si sa che sono un tipo estivo, io) mi blocca momentaneamente al divano con il bimbo concentrato su dei pupazzetti che fanno degli esercizi di yoga. Beh, almeno non guarda più quelle porcate dei power ranger e si fa un po' di cultura. Magari domani gli faccio vedere un libretto di Krs'na... mah.

Fuori non nevica più e - sebbene fa un freddo bestia - decido di spalare la neve dal porticato e dallo scivolo che va in garage (avrei le gomme da neve ma è meglio non rischiare). Mi stravesto, colbacco di pelo, guanti di pile, pala e scopa di legno e giù di ramazza. In una mezz'ora faccio tutto e asciugo alla meno che peggio la macchina. Sono stanco.

E ripenso a Tom Cruise che passa in mezzo a tutte le orge.. e mi vien da ridere pensando a me e a Tissiano (si, proprio lui, il mitico) che con i braccioli del divano li incrociamo in segno di reciproca stima per poi sodomizzare con gli stessi a fasi alterne le terga del povero miliardario innominabile che - stanco di tanto amore - subisce passivamente.

Bei tempi.

Era da un bel po’ che non mi si vedeva in giro…

Non ho dimenticato per nulla che ho anche questa responsabilità e – non me ne volete. Ho tutto sotto controllo: i miei (sob) 12 visitatori quotidiani prima o dopo verranno aggiornati con le notiziuole artistiche.

Nel frattempo ecco cosa mi ha impedito di continuare a postare e, soprattutto, non mi permette di continuare a pubblicare le foto dei dipinti, di dipingere cose nuove (e ne ho in mente un paio!):

1) n. 2 siti internet in corso (non sto scherzando… Non è facile star dietro a chi ti chiede cose un po’ strane)
2) n. 1 collaborazioni (e anche qua è tutta una cosa da ridere)
3) n. 3 aggiornamento programmi vari presso altrettante aziende (e non sono tutte vicine!)
4) n. 2 aziende da seguire e – si spera – far crescere.

Si aggiunga a queste la mia passione per la discussione (e guardate che difficilmente chatto) e i dibattiti. L’ultimo che ho affrontato spero dia qualche risultato ai promotori  (vero Beatrice?  vai al sito facebook se vuoi aggregarti).

Ho perso un po’ i contatti con la mia gang di spericolati pavidi.

Bon…. desso vado a tagliandare la macchina.

La sfiducia nel mercato azionario italiano

Di solito evito di parlare del mio lavoro e delle mie quisquillie professionali. Ma stavolta la misura è colma... E il lavoro oramai non c'entra più. Risatona

Oramai vado via a video. Lo sfacelo del sistema è lampante. Presidenti del consiglio che si permettono di tirare bestemmie e di raccontare barzellette che non senti neppure nei peggiori bar di Caracas... Ma la ciliegina sulla torta - ovvero il premio di testa di cazzo numero uno - oggi viene assegnata al direttore di una locale banca (non faccio nè nomi, nè cognomi e neppure nome della banca... se non in privato).

Riassunto delle puntate precedenti
il sistema bancario italiano si basa su un concetto fondamentale che è la solidità (economica) delle persone. Per cui, se hai soldi in banca sei affidabile. Se non ne hai, sei peggio di una merda. Nel mio caso sono molto simile ad un escremento.
In pratica tramite un conto corrente gestisco una piccola azienda. Il conto corrente in questione non è affidato (ovvero non può andare in negativo) e peggior cosa delle peggiore - ha una movimentazione scarsissima.
Morale: per due o tre giorni sono stato in rosso di 15 o 20 euro. Mi sono state conteggiate 30 euro di spese (10 euro al giorno). Strozzinaggio allo stato puro.

Reclamo.

Mi dicono (anzi mi dice il baldanzoso direttore) che TUTTE le banche applicano questa pseudo commissione di scoperto (ribadisco che è stata abolita la Commissione di massimo scoperto). Al che il supermegadirettore afferma: 'scommetto una cena di pesce che non mi trovi una banca che non applica le spese'. Il giorno dopo - dopo un giro a quattro (e dico quattro) banche locali - vado in banca a riferire che nessuna delle quattro applica tali oneri di scopertura e che la situazione è veramente da denuncia ai carabinieri.

Il direttore letteralmente scompare nel suo ufficio e il preposto mi dice che - purtroppo - loro sottostanno ai regolamenti della banca e, purtroppo, non possono fare nulla. Persi 30 euro.

Il giorno stesso ho chiuso il conto corrente e sono andato da un'altra parte. In questi giorni ho venduto anche tutte le azioni che avevo presso quella banca (della banca stessa) e con mio sommo giubillo ho evitato un dissanguamento avvenuto in queste ultime settimane (ulteriore al già dissestato stato finanziario).

Epilogo tragicomico
Venerdì vado al bar per bermi un caffè (l'ennesimo della giornata). Mi passa davanti il fantozziano direttore e fa finta di non vedermi. Come disse il grande Totò: 'ma mi faccia il piacere'. Per evitarmi - pioveva - pesta alla grande una buca di acqua e si bagna la braga. Si gira a guardarmi (per vedere se mi ricordavo di lui) e io scrollo la testa. E io lì a chiedermi quanto vigliacco potesse diventare uno per 30 euro... Adesso l'ho capito.

Oggi faccio la gaga

Ok. Non c'entra nulla... Ma stamattina gira così. Ok?
Due considerazioni: 1) è una esagerata (e poco originale). 2) è un cesso intergalattico (lo so che molti penseranno: 'da che pulpito..!'). Però la canzone merita. Specie se alle 6 di mattino dovete svegliarvi e avete voglia di qualcosa scatenante ma non troppo... Tipo volete prendere un purgante, ma al tempo stesso sperate di non dover andare in bagno.


Una insospettabile passione

in questi giorni mi sono reso conto che è davvero dura dover stare dietro a tante cose, contemporaneamente e - quasi per magia - dopo l'incanto dei primi momenti in cui ti sembra di essere invincibile arrivano le prima bordate da parte degli scontenti, di chi non ti sta dietro e - soprattutto - da parte di chi da te si aspetta sempre quel qualcosa in più.

Stasera - è giovedì ed è l'ultimo giorno del mese - ho visto un film per bambinoni ma rende molto bene l'idea di quello che ho in testa.

No, non sto disquisendo sul fatto che i film per bambinoni hanno una morale più o meno profonda. Sto discutendo sul fatto che anche se hai l'intelligenza di otto premi nobel e la forza di quindici culturisti esiste il momento in cui devi - volente o nolente - staccare la spina.

Per me questo avviene dalle 22 alle 23 quando mi leggo i giornali, scrivo, faccio il sudoku (ebbene si sono uno sfigato che fa i sudoku, e non me ne vergogno), penso a quello che non penso durante tutto il giorno. In questo momento - ad esempio - avevo cominciato a farneticare sulla 'visione a lunga distanza', ma ho immediatamente virato il pensiero perchè si collegava al fatto che - ultimamente - sempre più persone che mi chiedono consulenza o consiglio presumono io capisca al volo cosa o come vogliono fare qualcosa. Non è così.

A volte invidio le persone di fede. Non che io non ne abbia. Ma quello che li rende forti è il fatto che hanno un sacco di tempo per meditare sul fatto che hanno fede. Io - invece - devo accontentarmi di alcune briciole di secondo e sottointendere che pure io da qualche parte un briciolo di fede dovrei averla.

Io la fede la tiro fuori nei dieci minuti di doccia calda, quando il profumo del sapone si mischia alla pelle e quando so che - entro qualche minuto - starò dormendo.

Vabbè. Adesso basta. mi sono rotto i coglioni di essere metafisico. Voglio parlare di una cosa molto terra terra. La configurazione di una rete.

Tutti gli esperti di web marketing adesso staranno inorridendo di fronte a questa virata pragmatica, ma devo farlo.

LA RETE NON E' UN INSIEME DI COMPUTER ATTACCATI AD UN FILO
Il 90% delle persone che lavorano all'interno di una rete (quelle che conosco io) usano skype per scambiarsi i dati. MA CAZZO!!!! Crea delle partizioni 'condivise' e passa i file da un computer all'altro. Per quale motivo intasare le connessioni internet che vanno a mezzo megabit quando hai una utp da 1 gbit (quando va male) che funziona egregiamente.

Il 90% delle persone che lavorano all'interno di una rete considerano le loro macchine connesse direttamente alla rete e non si curano del fatto che - probabilmente - a monte il ruoter sta smistando una marea di cose che magari potrebbero venir gestite da un'unica macchina in modo molto più efficiente (il concetto di proxy vi dice niente?). Il problema è che effettivamente queste macchine sono connesse direttamente alla rete, ma non ad internet nudo e puro, ma alla loro rete interna che a sua volta è connessa ad internet.

Il 99% delle persone che lavorano con un computer non hanno ancora capito che viviamo in un mondo interconnesso dove non esiste più una differenza sostanziale tra comunicazioni telefoniche fisse / mobili / via pacchetti di dati anche perchè tutte le comunicazioni sono fatte a mezzo di pacchetti dati digitali.

Il 99% delle persone che utilizzano la rete interna di un'azienda sanno che il server ha una funzione importante ma è talmente generica che quando hanno un problema ti chiamano dicendo che hanno un problema al server.

Il 99% delle persone che utilizzano i servizi di un server non capiscono per quale motivo non basti un browser e un indirizzo http per accedere a tali servizi (mi è capitato di vedere nella cronologia di una macchina un indirizzo mysql://mysql.lamiaazienda.com non ho osato chiedere chi avesse avuto tale arguzia).

Il 100% dei miei coglioni è saturo di telefonate in cui passo ore ed ore a spiegare che - forse - sarebbe più utile passare un paio d'ore sul ? o sul menu 'aiuto' di un programma che non su facebook o peggio sui vari siti porno gratuiti.

Un mio carissimo collega mi ha raccontato che nella sua azienda il wi-fi non è blindato e - chissà perchè - di fronte al capannone dove hanno la sede ultimamente ci sono frotte di ragazzini coi portatili... Chissà che venga inverno.

A proposito se il wep lo buchi con un grissino, per il wpa basta un grissino vecchio...

Carpe diem.

Le regole del twittaggio... ovvero I veneti sanno solo bestemmiare

viva i 30 denariColgo l'occasione - tanto non me ne frega più di tanto - di far presente che oramai tutti sono diventati esperti di, cito, web marketing. Tutti si riempiono la bocca di fanfaluche e - soprattutto - tutti son bravi a dettare regole e comandamenti da seguire per essere i più bravi in tutto su tutti.

Ma dove????

Cito di seguito perchè, ovviamente, ho la coda di paglia (ho lasciato pure il link se volete seguire questa superdonna. Io l'ho fatto, non fosse altro per capire quante altre chicche cercherà di propinare a noi poveri mentecatti illusi sui misteri di internet):

- Regola n.1 (Valida per tutti i sn)
Non linkare i feed di un altro social network su twitter. Se lo fate infastidirete tutti. Chi è interessato e vi segue su entrambi i siti sarà costretto a leggere due volte il contenuto, chi non vi segue sull'altro social non è evidentemente  interessato a quel tipo di contenuti.
Traduzione: in particolare avete rotto le scatole con foursquare, gowalla, blip, e la madonna.
In primo luogo - anche se non sembra - siamo in italia. E la madonna...

- Regola n.2
Twitter non è una chat. Alla gente non importa di leggere le vostre conversazioni private.
Traduzione: se dovete fare più di tre reply a una persona, scrivetegli una mail o contattatelo in gtalk, messenger, facebook e sticazzi.
E chi lo ha deciso? Tu? Bene... A me - chissà perchè - invece interessa, e molto.

- Regola n.3
Non twittate in quantità industriali. Cercate di non invadere le timeline altrui.
Traduzione: va bene le manie di protagonismo, ma superare i 30-40 twit al giorno è eccessivo. Se hai così tante cose da dire apriti un tumblr e vomita lì.
Ma perchè no... c'è chi è meno prolisso e chi - invece - no. Ma questo è il bello della gente. O no?

- Regola n.4
Bestemmiare è consentito.
Traduzione: questa è per i veneti, altrimenti non scriverebbero più niente.
Per la serie: i luoghi comuni sono il mio forte...  (da notare che i personaggi che televisivamente bestemmiano di più sono i toscani, ma tralasciamo). inoltre so di certo che ai tibetani piace tantissimo framezzare i discorsi con degli assordanti peti. Di conseguenza ai tibetani è consentito tra una parola e l'altra inserire 'prrrr...'. Ma per cortesia!!!!!

- Regola n.5
Non postate il link a ogni singolo post del vostro blog. Se lo fate sistematicamente la gente smetterà di cliccarci. Fatelo solo quando lo ritenete veramente interessante.
Traduzione: il feed automatico del blog su twitter ha logorato il logorabile.
Ma chi l'ha detto???? Io faccio pochissimi articoli (una media assolutamente schifosa)... Non ritengo assolutamente 'pesante' il fatto di collegare tali articoli ai profili che ho. Tanto - al massimo - i miei amici non vanno a leggerli. Ma dove vivi? Ma chi sei? Ma chi ti credi di essere? Ma hai studiato marketing in una pizzeria del sudtirolo?

- Regola n.6
Non abusare del follow friday.
Traduzione: se ogni venerdì consigli di followare ogni singolo tuo contatto, non ti stupire se questi si dimezzeranno nel giro di tre settimane.
- Regola n.7
Defolloware senza pietà chi se ne sbatte e non rispetta le precedenti sei regole è sacrosanto.
Traduzione: se non capisci che rompi, puoi andartene a quel paese senza passare dal via.
Ps. se non siete ancora iscritti a twitter non fa niente. Se siete iscritti e non mi followate, non avete capito nulla.
Se i veneti non sanno parlare, se non bestemmiando, questa 'guru' di certo non ha ancora capito che esistono dei verbi inglesi che possono tranquillamente venir tradotti in italiano senza creare dei neologismi catatonici (followare/defolloware????? Mai provato con seguire / non seguire).
Carissima - ti seguo con apprensione e ho proposto all'accademia della Crusca il cambiamento delle modalità verbali italiane come da tua proposta.
Per quanto riguarda - invece - il fatto che noi veneti siamo solo capaci di dialogare bestemmiando. Beh, come diceva un grandissimo filosofo del mio paese: 'evviva i 30 denari'.

E' finita l'estate

imageCon vivo rammarico stamattina al risveglio ho notato due cose:

1) alle 6 non c'è più il sole (almeno finchè non viene rimessa l'ora legale)

2) si sta bene col maglione (almeno fino alle 10).

Deduco da queste due ipotesi che l'estate volge al termine...

 

CHE TRISTEZZA.

Stamattina apro il portoncino e noto che - tra le altre cose - non c'è il solito frastuono di pigolii e cinguettii (che a volte possono pure rompere un po'). Inoltre noto che l'erba - solitamente bagnata - è tristemente umida per non dire secca... Guardo in alto e noto un azzurrino pallidissimo. Un irreale senso di silenzio e - all'improvviso - sento il cigolio di una porta che si apre. Da lontano il camion della spazzatura che fa il suo giro. Si, alla fine - gira e rigira - sono sempre le stesse cose.

 


 

La teoria dei tre caffè

Sono in vena di umorismo, oggi. E - come al solito - voglio dare un tocco di scientificità al fatto che mi piace prendere per il culo chi - invece - si dà tante arie di scienziato e poi pensa che quello che dice (o scrive) sia una verità sacrosanta... Tutti sti guru... mavaffanguru...

Anche se non sembra, infatti, le cose stanno veramente andando bene. Non posso lamentarmi degli affari che – seppur non con la velocità che pensavo – procedono. I miei siti che continuano a macinare cifre (e visitatori). I miei clienti che – nonostante l'ossimoro 'etica imprenditoriale' – continuano a chiamarmi e a richiedere i miei servigi.

Probabilmente non sono così 'out of market' come mi si vuol far credere.

Ebbene – nonostante gli inevitabili veti – parte dovuti al progressivo accumularsi di anni e in parte al fatto che non ho alcun modo (e voglia) di scaricare quanto il mio stomaco carica, in queste ultime settimane ho accumulato abbastanza esperienza (e prove empiriche) per formulare una teoria che sicuramente affascinerà il mondo statistico.

Esiste – infatti – la possibilità che consumando ogni giorno almeno tre caffè, i tre caffè – nell'ordine – pur costando la medesima cifra vengano serviti in modalità diverse. Ebbene, il caffè che viene servito peggio è quello più buono. Si badi bene che il concetto non vale se il numero di caffè supera le tre unità. Ovvero per un consumatore abnorme (ovvero che beve oltre i quattro caffè), la teoria va letteralmente a farsi friggere. Poiché interviene una distribuzione di tipo 'normale' che fa si che tutti i caffè si assomiglino. Nel caso nostro, invece, il numero sacro/perfetto/unico/primo e chi più ne ha più ne metta, la teoria pare funzionare alla grande (dovrebbe valere anche per due caffè, mentre per uno è praticamente impossibile capire quale costa meno e si dovrebbe aggregare la degustazione di tre giorni... andando così a sacrificare il fatto che esistono dei giorni in cui – magari – non si degusta proprio la bevanda).

Tale dimostrazione è semplicissima e viene così stabilita:

data la variabile X che stabilisce il consumo di tre caffè giornalieri (X1, X2, X3), tale per cui X vale 0 nel caso in cui il caffè non venga consumato e 1 nel caso in cui venga consumato ed ipotizzando un andamento non costante delle stesse variabili in t tale per cui:

G= f(X1,X2,X3)

dove G è la somma pagata in totale per i tre prezzi. Ipotizzando in un arco di tempo t abbastanza lungo, è plausibile ritenere G una funzione crescente (prezzi crescenti dei beni).

Ora ipotizzando il fatto che s sia il grado di soddisfazione dato dal consumo del caffè e che s sia il rapporto tra il consumo G ed il prezzo dello stesso p.

Ipotizzando p1=g(X1) ; p2=h(X2); p3=i(X3)    ->   (X1,X2,X3) = (0,0,0) => f(X1,X2,X3) = 0

ovvero non degustando alcun caffè non si ha alcuna spesa del medesimo. Ipotizziamo che la curva dei prezzi p sia stabilita in modo univoco per tutti e tre i tipi di caffè consumati. Avremmo che per un consumo di caffè (X=1), g(X) sarà pari ad un valore si variabile ma lineare, idem per h e così pure per i (funzioni diverse, ma con identico andamento). Ora – ad una attenta osservazione – possiamo quindi constatare che – qualora vengano consumati due caffè, si spenderà per tali caffè una somma superiore che non per quella che si spenderebbe per il consumo di un caffè e così pure per il consumo di tre caffè si spenderà una somma superiore od uguale a quella spendibile per il consumo di due od un caffè.

Si deduce che f'(X), g'(X) e i'(X) sono maggiori od uguali a 0. stante questa affermazione possiamo con tranquillità affermare che la somma delle derivate di queste funzioni possono solo esssere maggiori a zero, qualora avvenga il consumo di almeno un caffè giornaliero.

A questo punto si deduce che

s = ψ(g(X), h(X), i(X))

altresì ipotizzando una linearità delle funzioni e ipotizzando il consumo di un solo caffè

g(X)= ψ-1(s)

ne consegue che all'aumentare del prezzo del caffè stesso, aumenta anche la soddisfazione, stante la condizione che

d ψ / d s < 0

purchè il consumo sia limitato a tre caffè (distribuzione asimmetrica in Χ2).

Fatta così sembra tanto difficile. In pratica: mettetevi tre euro in portafoglio e spendeteli solo in caffè. A fine giornata contate quanti soldi vi sono rimasti. Pensateci bene e ragionate sul fatto che il caffè preso alla macchinetta alle sei di mattina, quello col bicchierino di plastica rovente strazuccherato e che vi è costato trenta centesimi era – di fatto – quello più buono e meditate sul fatto che quello che – invece – avete bevuto alla tavola calda in tazzina con tanto di cioccolatino fondente costato 1,10 euro faceva decisamente schifo e quello preso a sera al bar leggendo il giornale neanche lo avete gustato, perchè – tanto per cambiare – stavate leggendo di qualcuno che ha ammazzato qualcun altro o avete visto la faccia di qualche politico che – guarda caso – vi sta sul cazzo.


dire cazzate (predicare bene e razzolare male)

da vergognarsiCito da un giornale che ho trovato  in ufficio.

....

Innovazione e rispetto

Un'altra regola fondamentale è quella di non farsi spaventare dalle innovazioni portate dal web: infatti, secondo l'amministratore unico di XXXXXXXXX, anche se la tecnologia informatica evolve continuamente le regole del marketing sono le stesse di 20 anni fa: da ciò consegue che l'importante non è il sito e la sua bellezza, ma il messaggio e la comunicazione che esso presenta agli occhi di chi lo apre (Xxxx, XXXxxx e XXXX stesso ne sono un esempio).L'ultima regola, ma forse quella più importante è quella di rispettare l'intelligenza e i soldi dei clienti: Xxxxxx dichiara "se sbagliate restituite i soldi senza farla lunga . Siate comprensivi quando Sbaglia il vostro cliente e siate reperibili", tutti concetti che dovrebbero essere estesi a tutto il business nazionale e internazionale.
Il cliente è un essere umano e l'azienda stessa è fatta di esseri umani: questo non deve mai essere dimenticato perchè ciò che spesso in realtà rende fruttuosa un'entità commerciale è la sua umanità. Quindi affinché un'azienda guadagni innanzitutto deve rispettare il proprio cliente, per cui, come dice XXXXXXXX, "non fate i furbetti".

(ho volutamente censurato nomi e siti, per una questione di eccessivo sputtanamento a venire)

...

Parto oggi con una considerazione che continuo a fare, oramai, da quasi vent'anni.

TUTTI SONO BRAVI A PARLARE, PARLARE E PARLARE... MA NEI FATTI TUTTI DIMOSTRANO IL CONTRARIO DI CIO' CHE AFFERMANO.

Ho volutamente sottolineato una frase per far capire che – solo perchè uno è il fondatore di una leading company – non necessariamente tutto ciò che dice è oro colato... Anzi il colore non è giallo ma più tendente al marrone e l'odore acre ed inconfondibile fa capire che le parole sono fatte di altro materiale.

Al di là del fatto che la visibilità e l'aggressività commerciale di un'azienda determinano indubbiamente il suo successo, e al di là pure delle intenzioni (vere o recondite) di questo imprenditore che sono fattori discutibili ma che non interessano in questo contesto, al di là del fatto che la sua azienda opera in un contesto totalmente deviato (una fra tutte il pagamento delle merci è contestuale alla consegna o addirittura anticipato: trovate un'azienda simile in tutta Italia che lavori nel settore della stampa), vorrei far notare la TOTALE DISCORDANZA CON CIO' CHE HA DETTO E LA REALTA' OPERANTE NELL'AZIENDA di questo emerito menagramo contasoldi.

A tale proposito cito un caso di un mio collega (affidabilissimo): cartellone per esterni in gomma (purtroppo il service abituale stava traslocando in quel periodo e non volevamo dare il lavoro ad altri  service locali). Il lavoro viene consegnato dopo cinque giorni (alla faccia delle 24 ore promesse sul sito!) totalmente sbagliato (il colore non asciugato perfettamente si era 'attaccato' arrotolando il cartellone per la spedizione). Segue la trafila del rifare il lavoro (nuovamente errato, con una qualità da brivido). Ulteriori telefonate con il responsabile dell'azienda di cui il tizio qui sopra è padrone che dice: 'questo è il massimo a cui noi possiamo arrivare. Vi mando un buono dell'importo di questo lavoro da spendere per i prossimi lavori'. Alla faccia del restituire i soldi.

Stendiamo un velo pietoso e pensiamo bene che – prima di andare in giro per il mondo a fare conferenze sul modo in cui fare impresa – è bene, qualora non lo si sapesse (presuppongo sempre una punta di buona fede quando uno  pontifica come il signore qui sopra), informarsi sul modo di operare della propria impresa, prima di andare in giro ad insegnare agli altri come far funzionare le altrui.


Una sorta di maleficio

caffeEsistono in natura varie specie di animali. Qualcuno ha anche provato a fare una classificazione, con famiglie, sottospecie e chi più ne ha più ne metta. Ma gli è andata – quasi sempre – male.

La pratica – come al solito – devasta ogni tentativo di uniformare la stessa ad una gabbia empiricamente ineccepibile. Ma è la fine che fanno tutte le teorie e le idee dei comuni mortali (come me). Sob.

Esiste però una categorizzazione – tra noi umani – che si può tranquillamente fare e che, specie durante le ferie, viene evidenziata ancor più. Esistono infatti, anche nei posti più malfamati della balneazione umana, gli avventori del 'ma guardi che c'ero prima io'.

Stamattina, infatti, decido – caso oramai usuale quando la tensione del quotidiano si allenta – di consumare un inusuale caffè mattutino (a quell'ora – di solito – durante il periodo normale sono già al ventiseiesimo ristretto) in compagnia della prole, lietamente impegnata in un dondolio non distante dal bancone.

Davanti a me una improvvisata coppia di superobesi in lite per il pagamento ed una madre intenta nella vigilanza di un trio di pargoli lieti della giornata a venire.

Cerco di farmi strada in mezzo a questo autentico girone dantesco, quando mi rendo conto che la tre volte madre non vuol cedere la presa del bancone e chiede una brioche. Il maschio della coppia di obesi guarda di sottecchi la giovane (pure lei incazzata, probabilmente, per il dover consumare la libagione in piedi ed in balia dei tre minicaligola) e incalza la barista: 'scusi, ma guardi che prima c'ero io. Mi fa due caffè. Uno macchiato ed uno... cara?'

La madre attende (io pure) e la barista – fermata dalla risposta del cetaceo femminile suggicaffeinoidi – ferma lo sbattimento dei portapolvere.

'un caffè lungo macchiato freddo senza schiuma'.

La barista prepara. Nel frattempo serve anche la brioche.

A un certo punto la pachiderma femminile chiede: 'scusi, ma non ha del dolcificante?'

E qui scatta una terza categoria (a cui io e la trimadre apparteniamo) che manda come si suol dire in frantumi la appena teorizzata categorizzazione delle specie umane: esiste infatti una nuova categoria, quella delle persone che – a denti stretti – dicono 'ma vaffanculo, te e il tuo macchiato freddo senza schiuma dolcificato'.

Alla fine, per avere un espresso, bisogna anche assistere a queste scene.

Che ci possiamo fare?

L'antimarchettaro

marshmallowsVorrei disquisire su un tema che oramai arrovella le più grandi menti del ventunesimo secolo: il Marshmallow di Porto Santa Margherita.

Ebbene si, esiste la possibilità, seppur remota, di poter acquisire alla modica cifra di 1,00€ n. 5 morbidoni allo zucchero, variamente colorati, ricoperti di cocco e dal quasi vomitevole gusto del medesimo frutto. Ovviamente presso la bancarella antistante il piazzale della terrazza a mare.

Ci sarebbero anche i frutti di marzapane, ma 27 euro al chilo (mi sembra un po' una esagerazione) il costo di questi beni è un ottimo argomento per tenersi a dieta.

Segnalo, inoltre, che – nonostante l'introduzione e la quasi totale digestione dell'argomento euro - è da segnalare l'increscioso aumento dello zucchero filato. La succulenta e prelibata inutilità barbotica oggi costa 2,00€ e probabilmente non giustifica neppur minimamente il ricarico iperbolico applicato al costo della cucchiaiata di zucchero sporcato con un po' di colorante e messo alla mercè del pubblico ludibrio di grandi e piccini. Il prezzo così elevato è da giustificare per un eccesso di domanda potenziale inespressa (secondo il venditore) chissà che l'affluenza al consumo di tale bene notevolmente scemata induca lo stesso ad un ritocco favorevole verso il basso di questo abominio economico.

Se – rifocillati da cotanto dolciume – desideraste abboffarvi di una qualsiasi leccornia gelata, dimenticate tranquillamente le monetine, poichè – oramai – per l'acquisto di una qualsiasi coppa dai nomi più fantasiosi (banana split, banana splat, nafta, spaghetti con uovo, ecc.) c'è l'assoluto bisogno di permutare la propria auto o premunirsi presso una banca locale di apposita fidejussione.

In questi giorni la riflessione si sposta su chi è più giovane di me e capisco per quale motivo, in questi anni di europerbenismo, il consumo di alcolici da parte dei più giovani sia fortemente aumentato. Mentre un qualsiasi alcolico ha un costo seppur decisamente alto ma paragonabile con quanto prima dell'avvento dell'euro, tutto ciò che prima era regno dei teen-ager ora è pura utopia delegata ai capifamiglia più abbienti.

A tal proposito, non consiglio alcuna gelateria ed evidenzio l'ancor più preoccupante cartello introdotto in ogni località (sia essa balneare o meno) dove una pallina di unguento glottideo ghiacciato costa non meno di 1,00 €... praticamente poco più di un cucchiaio di latte, un po' di uova e qualche spruzzata di polvere. Facendo un po' il conto ai beneamati gelatai il prezzo di tali alimenti si aggira sui 35€ al chilogrammo, poco meno del platino.

Alla fine della serata oramai sconsolati dal fatto che il cibo dei poveri è divenuta mera possibilità solo per i ceti più elevati, l'unico modo per poter rinfrancare l'anima (e la mente) resta l'accorrere presso l'omnipresente remainder (e mi si perdoni l'ignoranza nell'inglesismo, qualora fosse errato), dove troverete libri dai prezzi ancora in lire italiane, ignominiosamente convertiti in euro con un rapporto 1:1000 (ricordo, per quanti si fossero persi l'appuntamento del 31 dicembre 2002, il rapporto era di 1 a 1936,27).

ps: sono ben accetti i commenti!

L'eterna lotta fra l'estetica ed il contenuto

Oggi ho passato la bellezza di un'ora per sistemare le varie tabelle che attorniano il nuovo sito. Lo so che – per chi smanetta quotidianamente il CSS questo sembrerà una immane cazzata – ma per me che lo faccio si e no da un anno senza il minimo aiuto e con il mio background tutt'altro che da programmatore e – soprattutto – abituato al WYSIWYG (che in inglese significherebbe 'what you see is what you get') dei vari programmi di grafica ritrovarmi a spiattellare righe di codice dove dire border: 1px; ecc. ecc. mi fa un certo che.

Il primo pensiero che mi viene in mente è un po' 'matrix': di fatto la comodità dei vari Windows, OS X, gli ultimi linux che tappezzano oramai gli schermi dei pc sono realmente facili da utilizzare e ci permettono di raggiungere i nostri scopi in modo altrettanto intuitivo ma – di fatto – non ci permettono di capire la realtà che si cela a tanta intuizione, la vagonata di istruzioni e di calcoli che la macchina su cui stiamo digitando, invece, deve fare per 'accontentarci' o – più negativamente come avveniva nel film citato – per non permetterci di vedere oltre a quello che noi vogliamo.

Ma è anche stupido ragionare che la realtà di numeri e simboli che si cela dietro al nostro bel sito internet sia effettivamente solo un'accozzaglia che solo la nostra macchina riesce ad interpretare. La macchina – bene o male – l'abbiamo creata noi (non io, e neppure voi) e – per tale motivo – in un qualche modo è – seppur con qualche difficoltà – interpretabile da qualcuno di noi.

Il secondo pensiero invece va al 'vecchio tipografo': quello che – per intenderci – pareva fregarsene altamente del concetto di 'appetibilità' a favore invece dei concetti di 'economia' e di 'velocità' e, nella composizione tipografica, cercava di far in modo di utilizzare al meglio gli spazi (gli em, gli en e i thin) per creare giustificazioni, effetti di testo e quant'altro per arrivare alla fine ad un testo pulito, leggibile e – chissà perchè nessun grafico ci ha mai fatto caso – appetibile.

Il tipografo non ragiona mai in termini di effetti grafici da applicare 'sommando' a quello che c'è già sul foglio. Lui ragiona proprio sul foglio che sta facendo e lo crea, lo scolpisce.

Lavorare sul CSS è la stessa cosa, posso anche intervenire in un secondo momento su un foglio di stile, ma quando la struttura è definita ho solo due cose da fare: sistemare quanto già fatto al meglio, ottimizzare e creare un equilibrio stabile oppure – nella peggiore delle ipotesi – cancellare tutto e riscrivere da zero.

Il terzo pensiero – invece – va a questo gioiello che si chiama Joomla e che mi continua a dare delle soddisfazioni ineguagliabili. Che dire del fatto che esiste una comunità di sviluppo (a cui aderire)? Che dire del fatto che il codice è apertissimo e si presta in quasi tutte le sue sfaccettature ad una ricodifica anche molto bassa? Il limite del Joomla è rappresentato solo da ciò che noi vogliamo da un sito e questa libertà continua a permetterci di pensare ai contenuti e dormire sonni (abbastanza) tranquilli sul motore e su ciò che spinge avanti gli stessi.

Ciao!

PS: sto riottimizzando il facebook fan qui a sinistra.... nel frattempo mi trovate sempre anche su facebook... Sebbene con molta meno assiduità!

Il cazzeggio che mancava

Ebbene si!

Ho rinnovato il sito e adesso lo sto ripopolando. Sto rimettendo dentro la galleria dei quadri vecchi. Probabilmente inserirò anche delle foto che ho fatto (e che ritengo valevoli di pubblicazione). Inserirò anche le pubblicazioni che non voglio 'commercializzare' e che saranno scaricabili previa registrazione... Insomma - nonostante le ferie - qui l'attività prosegue e ferve...

Ovviamente invito quante più persone a far visita al mio sito e a collegarsi allo stesso anche da facebook. Quanti più 'link' implicano anche tante più visite (per il momento non me ne può fregare di meno delle statistiche, però è piacevole sapere che c'è qualcuno che ti segue e ti legge).

Per il resto, tutti bene. Sole, mare, caldo e - soprattutto - tanto materiale da cui trarre ispirazione!

Fico

L'importanza di sapersi mangiare la parola

CalendarioLo ammetto, mal sopporto i blog ed i diari su internet. Questa sorta di scrivere di tutto e di più su quello che si è fatto, detto, scritto, ricevuto, taciuto, provato mi sta un po' sulle palle.
E voi - ovviamente - starete pensando che io sto facendo la stessa cosa.
Ebbene no. Non è mia abitudine spiattellare quante volte scaccolo una mosca nel corso di una giornata e neppure quante volte ho telefonato Pippo per sapere se a Pluto piacciono le telenovelas piuttosto che le fiction italo-francesi. Assolutamente.
Lo scopo del sito è ben chiaro. Spiattellare il pensiero e - soprattutto - sbriciolare le teorie e le affermazioni che trovo in giro per facebook e per i siti ad esso connesso (mi si perdoni la rima non voluta).
Mi sono - infatti - stancato di tirare la merda agli esperti di web-marketing (nuovo modo di definire quelli che non sanno fare un cazzo e per sbarcare il lunario insegnano agli altri come dovrebbbero fare per lavorare meno e guadagnare di più utilizzando internet). Io le mie teorie prima di tutto cerco di valutarle per quello che sono, ovvero dei puri paradossi mentali che vanno a cozzare contro le onde della realtà... Se si adattano ad esse vuol dire che sono delle buone teorie, ma - e questo accade purtroppo con una certa frequenza - se la cosa non avviene significa che quel che avevo teorizzato è un puro costrutto mentale che non trova alcun appoggio nella realtà di tutti i giorni.
E' un po' paradossale che tutto quello che impariamo a scuola sia - di fatto - una teoria che mal si adatta al vissuto quotidiano. Ma forse è proprio questo, il senso di imparare per tanti anni un sacco di nozioni e teorie per poi non vederne mai una reale applicazione: imparare per capire che - di fatto - la realtà è quella con cui abbiamo a che fare tutti i giorni e capire che, solo grazie alle nostre teorie ed ai nostri pensieri, il futuro potrà cambiare ed adeguarsi al nostro modo di vedere le cose.
Non esiste - per questo motivo - una buona teoria di marketing che abbia un'applicazione immediata. Bensì esistono dei comportamenti che influiscono sulle idee di oggi per poi modificare le scelte di domani.

L'importanza dello sperimentare

Spesso ci chiediamo - almeno a me succede questo - se valga la pena esplorare cose di cui si sente parlare, posti che altri hanno visitato, esperienze che altri hanno avuto. Altre volte, invece, ci buttiamo a capofitto su alcuni progetti solo perchè la nostra aspirazione è la scintilla che fa partire il tutto e non abbiamo alcun riferimento esterno, se non la nostra voglia di esplorare.
L'istinto umano è una gran bella cosa, se solo funzionasse sempre razionalmente. Ma sappiamo bene che le cose non nascono e crescono seguendo un percorso lineare.
Tutta questa chiosa per parlare del nuovo sito internet. Nuovo. Diciamo del restyling che ho inserito nel sito internet. In questi tre anni ho fatto moltissima esperienza e ho cercato di portare dalla mia parte amici e collaboratori sulla validità del progetto Joomla. Ed è a Joomla che mi sono di nuovo rivolto dopo aver fatto alcune prove - non senza qualche ripensamento - cercando di dare una veste più social al mio sito.
Ma alla fine - deluso dalle varie difficoltà nel dover intraprendere cammini assai impervi e - spesso - per la poca propensione a smanettare su righe di codice ostiche (il php è tutt'altro che lineare come vorrebbero farci credere!!), sul fatto che oramai tutto deve essere 2.0 (se non 3 o addirittura 4.0), mi son detto 'chi se ne frega'. Ho mandato letteralmente in pensione tutti i vari blog provati (non ne abbiano a male i sostenitori di wordpress, ma dopo due giorni passati bestemmiando, probabilmente perchè le specifiche di installazione dei plug-in non erano impostate correttamente, chmoddando alla grande praticamente il server, ricompilando il php e smadonnando il server che - per fortuna - è mio... Ma il wordpress 3.0 non va assolutamente d'accordo con l'OSX server e basta) e sono ritornato al mio buon caro joomla.
Adesso non resta che riprendere il cammino intrapreso tre anni fa. Quel ping che oramai aveva stressato l'anima a tutti e quelle tre o quattro collezioni di quadri hanno bisogno di una aggiornata e - con essa - anche l'architettura di un sito che risentiva della 'moda' di allora. Cosa di meglio se non riprendere la strada vecchia e migliorarla... Adesso il sito - come lo penso - vorrei fosse 'interconnesso' con la mia pagina di facebook e che con essa dialogasse permettendo a me di non dover scrivere due volte le stesse cose e - soprattutto - di poter inserire foto e collezioni automaticamente senza impazzire più di quello che sono stato in questi due giorni di sperimentazione.
Spero di non avervi tediato troppo con questa introduzione al sito nuovo.
Novità del sito sarà anche il non rivolgermi più alla sola pittura. Ho ripreso la scrittura e pubblicato due libri (link) vecchietti ma sempre buoni.
Vi aspetto alla prossima!